«Area ex Lazzaroni e biscottificio, due questioni diverse e distinte»
Lumastro interviene anche sulla sentenza del Tar che rifiuta il ricorso dei privati che volevano costruire un centro di intrattenimento nell'area
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«Non è accettabile che ogni volta che si parla dell’area ex-Lazzaroni, venga spesso tirato in ballo il futuro del “biscottificio Lazzaroni"». Il segretario provinciale della Fali-Cgil, Domenico Lumastro, interviene anche sui recenti sviluppi dell’area ex Lazzaroni. Area che nei gironi scorsi è stata oggetto di una sentenza del Tar che rifiuta il ricorso dei privati che volevano costruire nell’area un grande centro di intrattenimento completo di multisala. La situazione della crisi al biscottificio Lazzaroni, situazione che ha portato alla cassa integrazione di tutti i dipendenti, aveva spesso fatto associare le due questioni: da una parte la possibilità della nascita di un centro commerciale, dall’altra la situazione dei 74 lavoratori del biscottificio. A creare questa commistione di situazioni fu l’offerta dei privati di assorbire i lavoratori del biscottificio Lazzaroni nella propria struttura se il ricorso al Tar fosse stato accolto. Ma così non è stato. «A fronte della decisione del Tar, hanno espresso, com’era ovvio, opinioni e considerazioni, autorevoli esponenti delle istituzioni locali e commentatori vari. I problemi connessi alla vicenda sono di grande rilevanza per il territorio ( viabilità, inquinamento, sviluppo dell’area, ecc.) e sarebbe opportuno per tutti quelli che sono interessati a progettare un futuro tendente alla qualità sociale e ambientale ed alla sostenibilità dello sviluppo della zona, affrontare questioni così cruciali,cercando di aprire un confronto di idee che coinvolgano il maggior numero di persone impegnate nelle istituzioni, ma anche un largo coinvolgimento della società civile per trovare progetti e soluzioni serie». «Ora, non c’è dubbio che la sentenza del Tar ha fatto chiarezza su un punto decisivo – conclude Lumastro -, l’area dello stabilimento, allo stato attuale e presumibilmente per i prossimi anni, resta come destinazione d’uso industriale». |
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