Che pazza idea l’autonomia della magistratura
Cinque giudici, due giornalisti e uno psicologo davanti a oltre cinquecento cittadini per spiegare come mai è diventata una follia essere onesti in Italia
Ridere per non piangere, direbbe Totò. Sembrerebbero averla pensata così, i cittadini di Varesegirotondi, capaci di portare a Varese un fila di magistrati, per due ore di dibattito giocoso e insieme sferzante sulla giustizia in questo Paese.
Già dal titolo, “I giudici sono matti?”, la provocazione dei girotondini ha colto nel segno, attirando nella sala convegni del collegio De Filippi una vera e propria folla.
Due ore di requisitoria lucida sui pericoli della nuova legge sull’ordinamento giudiziario, con accenni di vera e propria comicità. Come nell’intervento di un inedito Marco Travaglio, che in dieci minuti di battute al vetriolo ha disegnato il ritratto di un premier che ne combina di cotte e di crude nell’improbabile tentativo di giustificare davanti ai giudici tutto ciò che fa. Impossibile da raccontare, sarà possibile ascoltarlo dopo il 25 ottobre in un circuito di televisioni private, oppure acquistando la videocassetta sul sito di Varesegirotondi
Imbeccati da Claudio Sabelli Fioretti, in forma surreale come nei suoi migliori passaggi radiofonici a Caterpillar di Radiodue – bellissimo il suo racconto di come ha incontrato davanti alla tomba di Mussolini a Predappio il giornalista inglese dello Spectator – si sono alternati al microfoni un gruppo di magistrati più o meno noti alle cronache. Subito chiaro l’obiettivo: fermare la riforma dell’ordinamento giudiziario pensata dal governo di centrodestra. Lo ha detto con forza Claudio Castelli, segretario di Magistratura Democratica, contestando soprattutto un sistema che tra concorsi e promozioni toglierebbe ai giudici il tempo di fare le indagini. «La legge sull’ordinamento giudiziario non è come le altre, ma ha a che fare con la democrazia e il bilanciamento dei poteri» ha detto da parte sua Edmondo Bruti liberati, presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Ma la domanda iniziale, paradossale, era se i giudici fossero matti o meno: «Forse sono matti – ha detto Bruti – perché vogliono trasformare in realtà il motto che la legge è uguale per tutti». Ma chi metterebbe in discussione questo postulato? La risposta a Fabio Roia, segretario nazionale di Unicost, corrente moderata della magistratura: «Vogliono approvare un sistema verticistico, in cui i procuratori possono revocare le inchieste ai sostituti, così si arriverà a una piramide con 26 proconsoli, quante sono le corti d’appello. Chi controlla i vertici, controlla tutto». Il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro ha invece ribadito la scivolosità della proposta di provvedimento disciplinare per chiunque partecipi ad iniziative giudicate politiche. Come decidere, su quali criteri guida? Non è piuttosto, questa, un’intimidazione? Sferzante l’intervenuto di Pier Camillo Davigo, una delle facce più note del pool di Milano ai tempi di Tangentopoli, sul passo che obbligherebbe all’interpretazione letterale della legge: «Come si fa a non sbagliare in un Paese come questo, dove ogni legge, dopo mille compromessi in Parlamento, ha cento interpretazioni possibili. Un esempio? La legge sull’aborto, che incredibilmente si chiama Norme per la difesa della maternità».
Un serata che ha centrato gli obiettivi degli organizzatori, aperta da Massimo Tafi, con una battuta. «Tutta questa gente spero voglia dire due cose. Opposizione al governo e una risposta a piazza Padania».
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