Voto agli immigrati?: «Paghiamo le tasse, è giusto farci scegliere»

Gli stranieri che vivono nella nostra provincia accolgono con favore le dichiarazioni di Fini: «prima di scegliere però vogliamo studiare»

Interessati, incuriositi ma soprattutto molto consapevoli dell’importanza di un voto. E quindi decisi a non sprecarlo. Così gli immigrati varesini hanno accolto la proposta di Gianfranco Fini per l’allargamento del diritto di voto. La notizia non è passata inosservata, la Lega Nord ha minacciato la crisi di governo e i cittadini stranieri si sono trovati nuovamente al centro dell’attenzione. Li abbiamo intervistati, per capire quali aspettative hanno.
«Finalmente l’uomo bianco e l’uomo nero siederanno a tavola assieme». E’ ispirato e colorito, il commento di Iapo Iapi, ivoriano da trent’anni in Italia e varesino di adozione.
«E’ da anni che spero in una decisione di questo tipo – spiega Iapi, 47 anni, da tempo impegnati nella mediazione culturale – credo che questo paese debba tenere conto del nostro apporto». Ma per chi voterebbe, oggi, Iapo Iapi? «Non ho una linea politica precisa – chiarisce – credo che prima esaminerei tutte le proposte e poi sceglierei quella che più mi piace, senza preclusioni».
Senz’altro contento e anche deciso sulle scelte da prendere è Nanfei Wu, medico cinese di Busto Arsizio, dove risiede da otto anni. Parla italiano con una incredibile proprietà di linguaggio e pronuncia quasi perfetta. «Se uno vive da anni in un paese è giusto che possa dedicarsi alla politica, come succede negli Stati Uniti». Il pensiero corre all’austriaco Arnold Schwarzenegger, ma Wu ha altri modelli: «Sinceramente non so adesso per chi voterei, dovrei studiare, ma quello che è certo è che vorrei scegliere una persona in gamba più che un partito: posso dire che mi piace Prodi».
Mark De Yonge è olandese, ha 42 anni, sposato con tre figli e vive a Varese dal 1982. È il pastore della Chiesa cristiana evangelica, frequentata da molti stranieri, perlopiù africani e sudamericani. «Non abbiamo avuto molto tempo per riflettere su questa nuova proposta. Di primo impatto posso dire che è un modo intelligente per integrare meglio gli stranieri. Certo che il diritto di voto è una cosa delicata e non si dà con leggerezza, però è un fattore di civiltà importante. In Olanda chi è residente puo’ anche votare. Io ad esempio vivo qui da più di vent’anni, due dei miei figli sono nati a Varese, ma posso votare solo in Olanda. Perché non Italia? La mia realtà è quella che vivo ogni giorno ed è italiana. Cosa voterei? Sinceramente non lo so, qui la politica cambia troppo velocemente»
Annani Sadok, egiziano, ha 36 anni, è da 15 in Italia e gestisce una pizzeria a Saronno. E’ convinto di fare un prodotto anche migliore di quello italiano ed è orgoglioso del suo lavoro. «Sono d’accordo con la proposta di voto agli stranieri – racconta – siamo cittadini a tutti gli effetti e stiamo dando tanto a questo paese. Chi voterei? Non lo so, bisogna prepararsi per dare un opinione». Il suo giudizio sui politici è però disincantato: «Certo, da fuori si vedono tante cose, ma dentro non si sa che cosa c’è».
Ilario Boma ha 33 anni ed è originario del Sudan, cittadino adottivo di Busto Arsizio. Medico attivo nel volontariato, sogna di tornare nel suo paese per offrire competenze ai connazionali: «Chi paga le tasse è giusto che possa votare – dice – anche se deve essere in Italia da un certo numero di anni. Io voterei chi cerca di dare aiuto al volontariato e chi si occupa di chi soffre e dell’Africa, che sia di destra o di sinistra non importa. Tra i politici di oggi ce n’è uno che mi piace perché si è occupato di queste cose: il sindaco di Roma, Valter Veltroni».

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Pubblicato il 08 Ottobre 2003
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