«Per combattere le frane tagliamo gli alberi»
Un vecchio antidoto contro gli smottamenti proposto dal sindaco del piccolo centro del Luinese
La soluzione per evitare che le frane si abbattano su strade e case potrebbe venire proprio dal taglio delle piante. Ma come, a scuola non ci avevano insegnato che proprio le radici degli alberi sono quelle che contribuiscono a combattere le frane, e che là dove si disbosca è più alto il rischio di smottamenti? L’apparentemente "bizzarra" proposta è stata lanciata nel corso dell’ultimo convegno che ha ospitato sindaci e amministratori locali all’ordine degli ingegneri nella provincia di Varese.
Certo, la ricetta proposta da Mario Della Peruta, sindaco di Cremenaga, piccolo centro nel Luinese rimasto un anno fa isolato proprio a causa di frane e smottamenti non deve essere presa alla lettera, ma accompagnata da una debita spiegazione.
«Le radici sono fondamentali per la tenuta dei versanti franosi – afferma il sindaco Della Peruta – ma questa regola non vale per i boschi cedui, di robinie soprattutto, all’interno di una valle alluvionale come la nostra, dove passa il Tresa. Qui, da circa cinquant’anni a questa parte il taglio della legna è di molto diminuito rispetto a quando il legname veniva massicciamente usato come combustibile. L’effetto prodotto dall’abbandono dei boschi è quello di avere grosse piante che non hanno però le radici sufficientemente forti per tenere ferma la terra: il peso stesso della pianta contribuisce allo sradicamento della stessa e alla perdita delle radici. Una sorta di "braccio di ferro" della natura che spesso vede le grosse piante soccombere, portandosi dietro molti detriti, che poi finiscono nel fiume o sulla strada sottostante. E’ un fenomeno a cui siamo tristemente abituati e che è visibile da tutti. Per questo è importante che i boschi abbiano tronchi di 15-20 centimetri di diametro al massimo. Le piante, in questo caso più giovani e forti, sono così in grado di far fronte alla tenuta anche nel corso di forti precipitazioni».
Da qui l’idea di tagliare le piante più grosse, in accordo con la Forestale, per lasciare crescere (ma non troppo) i piccoli tronchi. Ma i problemi per ripristinare i collegamenti stradali, comunque, restano.
«Attualmente sulla strada che porta verso Lavena Ponte Tresa, ancora interrotta dalla frana dello scorso inverno, pendono tra i 70 e gli 80 mila metri cubi di materiale, composto da terra e rocce. Resta il problema di come far cadere questa massa di detriti prima che incomincino i lavori per la ricostruzione della strada – conclude il sindaco – . Da qui parte la mia idea di puntare su questo sistema per prevenire future frane. E’ un metodo che a mio avviso può funzionare e che per giunta consente di tenere sotto controllo anche i boschi ripristinando una tradizione che va ripresa, come avviene in Svizzera, dove la presenza dell’uomo rappresenta il miglior deterrente contro il dissesto».
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