Immigrazione, ormai è un fenomeno strutturale
Presentato a Villa Recalcati il terzo rapporto sull'immigrazione straniera in provincia
L’immigrazione: un fenomeno su cui l’informazione ha ancora molte lacune. Ancora molti sono gli aspetti di cui non conosciamo l’esatta entità. Il terzo rapporto sull’immigrazione straniera, presentato oggi a Villa Recalcati, senza avere pretese di dare certezze incrollabili, vuole tuttavia fornire una fotografia campionaria, ma credibile per elaborazioni e metodologie, sulla presenza degli stranieri sul nostro territorio. Il lavoro è il frutto dell’attività dell’osservatorio provinciale sulle politiche sociali, un settore che lavora a stretto contatto con l’Osservatorio Regionale sull’immigrazione ed è stato stilato dalla Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità).
«Il suo scopo – spiega Giancarlo Blangiardo, docente alla Bocconi e demografo dell’osservatorio regionale – è fissare nel dettaglio la situazione migratoria aggiornata ai primi mesi del 2002, per avere gli strumenti conoscitivi idonei per governare meglio il fenomeno, eliminando se è possibile stereotipi e banalizzazioni». Un rapporto quest’ultimo particolarmente importante perché riferito ad una situazione pre-sanatoria: gli effetti della regolarizzazione degli stranieri, inaugurata nell’autunno dello scorso anno, saranno visibili quantificabili solo a fine 2004. Ma si possono prevedere sorprese: basti pensare che tra le 700.000 richieste di regolarizzazione presentate, a differenza di quanto si può pensare, il primo posto tocca ai rumeni (150.000), il secondo agli ucraini (110.000 domande), quindi ai moldavi e gli equadoregni.
Una situazione che avrà naturalmente dei riflessi anche in chiave locale.
Quanto alla nostra provincia, i dati del 2002 confermano i trend del passato: Varese si conferma la quarta provincia lombarda per numero di immigrati, dopo Milano, Brescia e Bergamo; la quinta se si considera tutta l’area intorno al capoluogo. I cittadini stranieri residenti sono poco più di 27 mila (erano 23 nel 2000), di cui 20 mila circa provenienti dai paesi in via di sviluppo o dall’est europeo con un forte incremento delle nascite (da 445 del 2000 alle 637 del 2002). Se aumenta complessivamente il numero di residenti, aumenta tuttavia anche il numero degli irregolari (da 17,5 % del 2001 al 25,7% del 2002).
Il Marocco, all’inizio del 2002, continua ad essere il paese da cui proviene il maggior afflusso di immigrati (circa 5000) seguito a ruota dall’Albania. Più distanti la Tunisia e la Cina al quarto posto. Ma complessivamente è l’est europeo l’area geografica che fornisce i numeri maggiori (35%) superando di dieci punti percentuali il Nord Africa. Ancor più nel dettaglio il rapporto scandaglia le caratteristiche degli stranieri presenti: la sostanziale prevalenza contrapposta tra cattolici e musulmani, la tradizionale non scolarizzazione degli africani a fronte di un buon 40% con diploma secondario tra gli europei orientali. Molto alto, in tutte le etnie, il tasso dei coniugati. Aumenta leggermente il numero dei disoccupati, diminuiscono del 2% i lavoratori regolari autonomi. mentre la condizione di occupato regolare a tempo indeterminato impegna quattro stranieri su dieci.
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