«La democrazia è disobbedienza»
Presentata alla Palazzina della Cultura la prima pubblicazione di Aldea, l'associazione libera per la democrazia e l'efficienza amministrativa
«La democrazia è disobbedienza». Una provocazione lanciata alla presentazione del libro “Varese un’iniezione di democrazia” (Nicolini editore) di Costantino Lazzari. Il paradosso, si sa, è un modo per affermare delle verità e nella presentazione del libro di verità ne sono state dette molte. La pubblicazione, che raccoglie gli articoli di Aldea (acronimo che sta per associazione libera per la democrazia e l’efficienza amministrativa), ha fornito spunti interessanti sul tema democrazia e rapporti con i cittadini. Chiamati a discuterne, alla Palazzina della Cultura di via Sacco di fronte a un numeroso pubblico, Giuseppe Armocida, ex assessore alla cultura e docente universitario, Fausto Bonoldi, caporedattore della Prealpina, Marco Giovannelli, direttore di Varesenews e l’avvocato Giorgio Costantini, ex difensore civico.
«Avevamo pensato di chiamarla un’infezione di democrazia – ha esordito Lazzari – visto la situazione attuale. Bisogna rendere viva la democrazia perché ci sembra che ci sia un po’ di stanchezza, la democrazia va applicata sostanzialmente e soprattutto occorre che gli amministratori si rendano conto che i veri padroni di casa sono i cittadini e che a loro è dovuto rispetto e trasparenza riguardo all’identificazione dei problemi, sul metodo e le soluzioni adottate».
«Chi ha il diritto di comandare a Varese? – si domanda Giuseppe Armocida -. Non siamo sempre in grado di governare noi stessi e pretendiamo di governare gli altri. Il vero cittadino è colui che sa disobbedire a quelle leggi che vanno contro le leggi naturali. Provate a pensare alla pena di morte, lo Stato ci impone delle sciocchezze e perché mai dovremmo ubbidire». Ce n’è anche per il sistema maggioritario, reo di aver «spostato il baricentro della politica dai contenuti ai personalismi. E poi smettiamola di mitizzare l’aziendalismo: il comune non puo’ essere un’azienda, così come l’ospedale».
L’avvocato Costantini ricorda che il difensore civico, carica da lui ricoperta per circa sette anni, è un esempio di democrazia diretta. Certo non sempre rispettato nelle sue determinazioni dal livello politico «ma esaltante perché al servizio di tutta la gente».
Un ruolo centrale in democrazia è giocato dall’informazione. «Se Aldea non ci fosse bisognerebbe inventarla – dice Fausto Bonoldi -. Oggi con il maggioritario assistiamo ad istituzioni svuotate di potere il cui unico compito è ratificare decisioni già prese, anche su grandi scelte amministrative. Prendete la questione carcere o la bretella Gasparotto-Borri è chiaro che il cittadino va coinvolto. E soprattutto decisioni prese in fretta si scontrano con la doverosa protesta della gente. L’informazione deve saper esercitare una pressione costante sui gruppi consiliari ed essere il collettore delle idee e delle proposte dei cittadini».
«Che la democrazia sia disobbedienza, quando occorre, mi trova pienamente d’accordo – conclude Marco Giovannelli -. C’è chi si è fatto chiamare subcomandante per affermare con forza che il popolo è l’unico, vero e indiscusso sovrano. Il maggioritario? Questo maggioritario è il solito pasticcio all’italiana. I poteri dell’esecutivo non sono controbilanciati da contropoteri, ed oggi, di fatto, il consiglio comunale non serve più a nulla. Proviamo a chiederci quanta rappresentatività effettiva c’è in un consiglio comunale, quante voci di consiglieri si conoscono e soprattutto che tipo di partecipazione c’è. E poi tutta questa democrazia dov’è se una mozione ottiene una risposta dopo sei mesi».
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