Obiettori addio, alla ricerca dei “nuovi volontari”
Associazioni ed enti si incontrano al Pirellino per fare il punto sulle nuove regole che riguardano il servizio civile volontario
Stop alla leva obbligatoria, stop agli obiettori di coscienza. Inizia da un seminario di studio per “addetti ai lavori” il primo punto su una questione che diventerà di grande attualità nel 2004: con l’abolizione dell’obbligatorietà del servizio militare, verrà a cadere anche l’istituto dell’obiezione di coscienza e diverrà la norma il servizio civile volontario. Un anno di esperienza “sul campo” in vari enti e realtà associative del terzo settore che i ragazzi potranno scegliere di fare in totale libertà.
Per questo motivo la Regione (nella foto, l’incontro di oggi alla sede territoriale della regione di viale Belforte) ha siglato da un anno una convenzione con il ministero dell’Interno per promuovere in Lombardia il servizio volontario civile, «un’esperienza che fino ad ora sta coinvolgendo solo ragazze ma che con il 31 dicembre 2004, giorno in cui sparirà l’obbligo di leva, potrà coinvolgere tutti i ragazzi italiani – spiega Marcello Lenzi, direttore della sede varesina della Regione Lombardia – La più importante differenza tra l’obiezione di coscienza e il Servizio Volontario Civile è che quest’ultima non è obbligatoria: ciò significa che chi decide di fare un anno di servizio civile deve avere delle forti motivazioni. In cosa consistono queste motivazione è presto detto: un rimborso spese un po’ più sostanzioso del normale (435 euro al mese) ma anche la possibilità di ottenere credito formativi. E’ necessario ora, da parte delle associazioni e degli enti, presentare un progetto valido che possa convincere i ragazzi interessati della utilità di questa esperienza, che li coinvolgerà per un anno»
Non tutti gli enti, d’ora in poi, potranno accettare obiettori: oltre al fatto che esisterà un albo di realtà abilitate, e che gli enti avranno ben 5 livelli di abilitazione, la discriminante sarà la validità del progetto, che per essere approvato – e quindi fare parte di un bando destinato ai giovani interessati – dovrà essere considerato valido dal punto di vista formativo «Sono già stati emessi quattro bandi, corrispondenti a 22.000 progetti accettati su 44.000 presentati: questo significa che la metà dei progetti presentati sono stati bocciati – sottolinea Ivan Nissoli, presidente dell’associazione Co.lomba, conferenza lombarda degli enti di servizio civile – Ma del resto è necessario per tutti comprendere che quella del servizio civile non può essere considerata una mera sostituzione dell’obiezione. Non foss’altro per il fatto che in questo caso è necessario un vero e proprio cambiamento culturale».
Un cambiamento non di poco conto: il problema palpabile, ma in questo contesto quasi tabù, è che si passerà da una forma di “reclutamento” magari non esattamente obbligatoria, perchè solo alternativa al servizio di leva, ma certamente tanto conveniente da essere scelta da molti ragazzi, ad un servizio completamente volontario, in un contesto dove non ci sono molti apparenti vantaggi. In compenso, sono ben visibili gli svantaggi per molte associazioni e molti enti: la perdita di una ormai notevole “forza lavoro” occupata in mansioni di tutti i generi.
«Certamente, questo cambio culturale coinvolge molto intensamente questa regione: dei 70-80.000 obiettori in Italia, circa 15.000 sono in Lombardia, cioè circa il 20% del totale nazionale Dei 7000 enti convenzionati in Italia per questo servizio, 2500 stanno in Lombardia, cioè circa un terzo del totale – spiega Ivan Nissoli, presidente dell’associazione Co.lomba, conferenza lombarda degli enti di servizio civile – Si tratta di operare perciò, con la fine dell’obbligatorietà del servizio di leva, un passaggio dall’obiezione al servizio civile. il meno dolorosamente possibile, ma soprattutto con la convinzione che si sta parlando di due cose assolutamente diverse, che non è possibile paragonare»
Il punto interrogativo sul successo che avrà questa iniziativa è d’obbligo: certamente però sembra che parta con il piede giusto, ridando dignità di progetto formativo a un’esperienza che ormai aveva perso molto del suo senso iniziale. Si tratta ora di trovare le parole giuste per interessare più giovani possibile a questa esperienza, una cosa non facile in un territorio come il nostro dove il rimborso spese offerto non può essere considerato una valida alternativa alla disoccupazione, che qua nemmeno c’è.
«Noi stiamo pensando un corso per dirigenti delle associazioni – spiega Maurizio Ampollini, presidente del Cesvov, il centro servizi per il settore volontariato in provincia – Istituiremo inoltre un gruppo di lavoro insieme ai grandi enti, quelli cosiddetti di primo livello, per trovare le migliori modalità per aiutare le piccole associazioni e gli enti, che resteranno fuori dalla nuova normativa. Quello che si presenta davanti è infatti un lavoro complesso ma anche una grossa opportunità per raggiungere in maniera diversa e più importante il mondo giovanile».
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