Radioattività, il Ccr avvia uno studio su Ispra
Il centro di ricerca sta per diffondere un questionario alla popolazione. Servirà a misurare "l'impatto radiologico" nella zona
Quanta verdura mangiate e quanto state all’aria aperta? Le domande non hanno proprio questa forma, ma il senso è questo. Si trovano nel questionario che il Centro comune di ricerca (CCR) di Ispra ha diffuso fra le popolazioni del comune dove ha sede e in quelli limitrofi. Lo scopo della scheda è di ridefinire i parametri che riguardano le abitudini di vita della popolazione per misurare la radioattività nell’ambiente e il potenziale impatto sugli abitanti. In pratica sapere quanta verdura si consuma è uno dei parametri necessari al quale rapportare l’eventuale dose di radiottività assorbita dalle persone. Ma non c’è di che allarmarsi. Si tratta di una normale attività di controllo. «Da quarant’anni facciamo questo lavoro e ogni anno il rapporto che consegniamo alle autorità italiane dice che la radioattività esterna è di 1.000/10.000 volte più piccola del valore del fondo naturale di radiazione, l’impatto è di fatto nullo» dice Celso Osimani, responsabile della sicurezza e radioprotezione del Ccr.
Se il controllo rientra nelle attività annuali del centro, l’aggiornamento delle matrici ambientali (si chiamano così i parametri) avviene ogni dieci anni, in corrispondenza del censimento. «Per misurare l’impatto radiologico cioè il danno dei nostri eventuali scarichi abbiamo bisogno di renderci credibili – aggiunge il responsabile – per farlo necessitiamo di questi dati perché le abitudini di vita e la conformazione della popolazione cambiano».
Radioattività che arriva all’uomo da eventuali scarichi. Sono affermazioni che possono spaventare se lasciate senza una spiegazione. «I nostri scarichi sono di tipo aeriforme e liquido – spiega Osimani – ma al nostro interno esiste un sistema di purificazione di tutti i reflui che controlla e pulisce a monte gli scarichi prima che escano da qui». Il CCR nel suo programma di manutenzione e smantellamento degli impianti nucleari effettua infatti scarichi di questo tipo nell’ambiente circostante, ma in quantità di gran lunga inferiori ai limiti autorizzati e controllati dalle autorità italiane. E soprattutto prima di ogni scarico viene effettuata un’analisi qualitativa e quantitativa degli effluenti. «Il CCR ha avviato un programma per gestire in modo sicuro tutti i rifiuti provenienti dalla sua attività e dallo smaltimento delle sue installazioni in fase di arresto – continua Osimani – il programma è applicato in modo da impedire che i radionuclidi siano scaricati nell’ambiente ed è sostenuto da un programma di sorveglianza e monitoraggio che include tutte le necessarie disposizioni: protezione dal fuoco, controllo delle radiazioni, confinamento e sistemi di ventilazione».
Tutti questi controlli, svolti sui campioni di particolato atmosferico, deposizioni umide e secche, acque del lago Maggiore, acque di superficie e sotterranee, pesce, latte, erba e vegetali, sono effettuati in conformità alla direttiva di base europea per la sicurezza ed alla legislazione italiana. I risultati sono consegnati alle Autorità Italiane che li pubblica in un documento, scaricabile anche dal sito dell’APAT. Il programma di sorveglianza è anche descritto nell’opuscolo consegnato ai comuni e che può essere scaricato da Internet all’indirizzo: www.jrc.org/download/radioprotez_print.pdf.
L’aggiornamento delle matrici ambientali e la compilazione dei questionari costituisce un progetto iniziato nel febbraio 2003 con la raccolta di informazioni dai dati ISTAT e da altre fonti di informazione disponibili. Ora il questionario sta per arrivare alle famiglie dei comuni di Ispra, Brebbia, Besozzo, Taino, Ranco, Angera. La sua compilazione non è obbligatoria, ma la collaborazione dei cittadini sarà preziosa per rendere il quadro della situazione il più esaustivo possibile.
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