Stranieri, il comune “riapre le porte”
Si è svolto il consueto consiglio comunale aperto sul tema dell'immigrazione
Stranieri a Sesto Calende: l’amministrazione comunale fa una indagine e la presenta in un consiglio comunale aperto dedicato all’immigrazione. L’appuntamento, che rappresenta ormai una consuetudine si è svolto nei giorni scorsi nella sala consigliare del comune. Qui sono stati presentati dall’assessore alla politiche sociali Caludio Carabelli, i risultati di una ricerca svolta negli ulitmi mesi che fa una fotografia del fenomeno a Sesto Calende dal 2000 ad oggi.
Nella regione Lombardia, secondo i dati dell’Osservatorio, la presenza di immigrati è del 6-7 percento e Sesto Calende come altri comuni della provincia si allinea a queste cifre.
Ma la percentuale di presenze è aumentata negli ultimi anni, in particolare quella delle donne che sono passate dal 37 percento del 2000 al 43 percento nel 2003. parallelamente incrementano anche le nascite che passano dal 14 percento al 19 percento. Quanto alle provenienze i dati dicono che c’è un progressivo aumento della componente proveniente dai paesi in via di sviluppo e dall’est Europa (dal 75 percento del 2000 al 84 percento del 2003). Gli Albanesi diventano, con i Senegalesi, la prima presenza nel Sestese con il 16 percento.
Sempre secondo l’indagine e sulla base di 55 questionari compilati dai cittadini stranieri contattati tramite l’Associazione “Cittadini del Mondo” e lo Sportello per l’informazione e l’orientamento per gli immigrati, l’amministrazione comunale ha ricavato alcuni dati sulle condizione qualitative di vita.
«È interessante il confronto con il 2001 relativamente sul permesso di soggiorno e sulla carta di soggiorno, il cui possesso scende da un 90 percento del 2001 al 65 ercento del 2003, a conferma che siamo di fronte ad un flusso recente- ha detto Carabelli – la presenza degli irregolari al 4 percento è un dato troppo limitato, pur rappresentando l’aspetto più problematico, per dedurre alcunché di significativo».
I dati cheriguardano la famiglia, la scuola e i servizi, dicono che umenta l’integrazione, ma che occorre fare di più nelle scuole e con strumenti di mediazione culturale, dove la presenza degli alunni stranieri è ovviamente aumentata.
Se livello di istruzione fra gli stranieri sestesi è considerato medio-alto, la percetuale dei disoccupati (35percento) è molto alta e anomala (anche rispetto al dato provinciale (6.5%). «Potrebbe essere dovuto alla presenza recente a Sesto oppure a rapporti di lavoro non regolari e quindi non dichiarati» commenta l’assessore.
Indicatore fondamentale e obiettivo prioritario dell’immigrato è la casa. Il 45 percento (a livello provinciale il 60 percento) ha una sistemazione privata da solo o con famiglia. Questo dato sommato al 44 percento di sistemazione in coabitazione denota una forte stabilità abitativa e conferma la scelta di risiedere a Sesto anche se il lavoro lo si trova al di fuori della città.
E’ però da sottolineare che se da un lato i dati dell’anagrafe cittadina ci confermano una distribuzione su tutto il territorio e non una concentrazione solo in alcune aree, dall’altro i dati dell’ufficio tecnico relativo alla richiesta dei certificati di idoneità alloggio (290 certificati rilasciati nel periodo 1997-2003) attestano un indice di 14 metri quadrati per persona, contro i circa 40 metri quadrati per persona per i Sestesi. Il confronto con il 2001 rivela un calo dei contratti d’affitto regolari (85 percento contro l’attuale 56 percento).
Nel periodo fra ottobre e dicembre infine è stato distribuito un questionario ai “vicini di casa”.
Dalle risposte ottenute (39 questionari restituiti) si evince una sovrastima della presenza degli immigrati. E’ segnalata la difficoltà dell’instaurarsi di relazioni di “vicinanza”, dovuta per la maggior parte a mancanza di interesse. Il rapporto è percepito poco o per niente positivo, ma la presenza nella città è considerata costruttiva sia perché sono considerati d’aiuto agli anziani sia perché rappresentano una forza lavoro indispensabile. Tra gli aspetti negativi sono segnalati il non rispetto e conoscenza delle regole comunali, il disturbo della quiete e il senso di insicurezza generato.
Per migliorare l’integrazione si suggerisce di far conoscere meglio i regolamenti cittadini e di occuparsi maggiormente dei minori.
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