Uccise moglie e figlia, il pm chiede nove anni

È la richiesta del pubblico ministero Paganini per Pietro Volontè, accusato strage di Abbiate Guazzone

Nove anni e sei mesi. Tanto ha chiesto il pubblico ministero Francesco Paganini per Pietro Volontè, il 39enne che nel novembre del 2001 ad Abbiate Guazzone, uccise la moglie Patrizia Duregon, di 35 anni, e la figlia Giulia di 9. La richiesta del pm, è arrivata nell’udienza del rito abbreviato che si è svolta questa mattina nel tribunale di Varese. È arrivata dopo due ore di confronto serrato delle parti in causa con il perito, Giuseppe Armocida, incaricato di svolgere la perizia psichiatrica sull’imputato. 
Una perizia che però ha sortito esiti differenti rispetto a quelle precedenti. Secondo la nuova ricostruzione il Volontè avrebbe agito in condizioni di capacità grandemente scemate. Significa in pratica che l’imputato poteva evitare di reagire all’aggressione della moglie, che le prime due coltellate sono lucide, mentre il black-out nelle sue capacità di intendere e volere arriva solo dopo. Nell’integrazione richiesta dal giudice Trombino, Armocida inoltre aggiunge altri elementi come la presunta depressione del Volontè e un lasso di tempo più prolungato in cui è avvenuta la strage. 
Il pm Paganini, nella sostanza, è stato convinto solo dalle perizie  precedenti, secondo le quali al Volontè è stata riconosciuta la parziale infermità mentale e sulla sua richiesta hanno influito una perizia che ha stabilito che l’imputato, al momento di sferrare le due coltellate alla moglie (di cui una all’aorta) era in grado di intendere e di volere. Al momento di colpire la figlia l’imputato invece non era più in grado di controllarsi e per la sua morte è stata chiesta l’assoluzione.
I ventuno anni per l’accusa di omicidio volontario, sono diventati quattordici grazie alle attenuanti generiche (Volontè ha confessato subito) con lo sconto di un terzo della pena concesso dal rito abbreviato.
«Il pm ha accolto la versione iniziale del perito e ne ha riconosciuto la parziale seminfermità mentale» dice l’avvocato della parte civile Lucio Paliaga. 
«È una tesi che contesteremo comuneque, a favore delle lesioni aggravate, le prime due coltellate non erano idonee a procurare la morte e sono state sferrate come reazione all’aggressione della moglie» spiega invece l’avvocato della difesa Paolo Riva.
La prossima tappa del processo è fissata per il 12 gennaio quando in aula parleranno gli avvocati della parte civile e della difesa. 
La sentenza, invece, è attesa per il 21 gennaio. 

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Pubblicato il 15 Dicembre 2003
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