Libertà e giustizia secondo Agostino Vanelli

Una vita vissuta in nome della libertà e della solidarietà. Il ricordo di Giuseppe Nigro

L’ultima volta che ho trascorso un lungo pomeriggio con il dottor Agostino Vanelli è stato circa sei anni fa. Aveva allora 98 anni. Era in corso di preparazione il convegno che si tenne a Varese, nel gennaio del 1999, sul tema "La Provincia di Varese negli anni Trenta. Istituzioni, società civile, economia" e mi recai a trovarlo per stimolarne i ricordi su quel lontano periodo. Era in buono stato di salute e la memoria oscillante fra il presente e il lontano passato gli consentiva ancora prodigi impensabili per persone di quell’età. Mentre gli chiedevo dei suoi primi anni in provincia di Varese, egli desiderava parlare di quanto accadeva a Saronno in quei mesi a proposito del piano di edilizia convenzionata proposta dalla giunta in carica. Mi chiedeva se rispondeva a criteri di giustizia. Sul tema era incalzante, desiderava sapere se i giovani erano sufficientemente tenuti presenti dalle scelte amministrative. Chiedeva conto (sapeva che ero consigliere comunale in carica), in modo gentile, ma fermo su ciò che accadeva nella sua città. Continuava a preoccuparsi degli altri come aveva fatto per tutta la sua lunga vita. Non fu facile ricondurlo al tema per cui ero andato a trovarlo. Riprese naturalmente a raccontare… 

Era giunto in provincia di Varese, a Caronno Pertusella, agli inizi degli anni Trenta, grazie ad un certa acquiescenza del segretario del locale fascio. Ma mentre ricordava gli anni Trenta riandava all’infanzia, voleva farmi capire, perché aveva maturato la sua avversione contro l’ingiustizia. Soffriva di fronte alla condizioni di vita intollerabili dei braccianti agricoli della sua terra d’origine, la bassa cremasca. Vivo era il ricordo della mamma maestra che non solo lo aiutava nei primi anni della sua formazione, ma lo indirizzava ai valori del bene e della giustizia. Dopo gli studi liceali, frequenta gli studi universitari a Pavia, si iscrive per la prima volta ad un’organizzazione antifascista “Il gruppo socialista universitario”, si laurea in medicina. 

Soffriva ancora visibilmente quando ricordando gli anni d’università a Pavia gli tornava alla mente l’amico carissimo Ferruccio Ghinaglia, ucciso a Borgo Ticino in un’imboscata nella primavera del 1921. Ferruccio Ghinaglia era uno dei quadri comunisti più promettenti della federazione di Pavia, era della generazione di Agostino Vanelli: fu freddato con un colpo di pistola alla fronte da una squadra di noti fascisti pavesi che non furono mai condannati. Era un uomo colto, le sue letture spaziavano dalla filosofia alla letteratura. Quel pomeriggio recitò Dante, il canto VI del Purgatorio: "Ahi serva Italia, di dolore ostello,/ nave senza nocchiero in gran tempesta". Declamò sorridendo, con delicatezza. Non compresi bene a cosa volesse alludere. Manifestava sicuramente insoddisfazione. Non era soddisfatto di come la sinistra trattava i temi della giustizia sociale. Era soprattutto una medico, professione che ha esercitato con passione e dedizione per decenni. 

Ricordava ancora con compiacimento che si era laureato con il massimo dei voti. Si specializzò in pediatria a Milano, perché si rese conto che a Caronno Pertusella, quando vi giunse, la mortalità infantile era ancora elevata. Erano soprattutto bambini i suoi pazienti e la specializzazione gli consentì di svolgere con maggiore competenza la sua professione. Dopo un periodo trascorso a Caronno Pertusella in qualità di medico della Mutua Sanitaria, si trasferisce a Saronno nel 1933. Negli anni trascorsi a Caronno Pertusella conobbe l’industriale ebreo Flavio Sonnino, uno degli uomini più facoltosi del paese, curando uno dei figli ritenuto affetto da un male inguaribile, diagnosi che dimostrò essere infondata. Con Flavio Sonnino intrattiene a partire da allora fino alla fuga del 1943 in Svizzera rapporti di amicizia fraterna. Ci teneva a dire che era amico degli ebrei e che la famiglia Sonnino era stata per lui l’ambito in cui aveva potuto continuare a parlare liberamente delle sue idee. 

Nel 1942 entra in contatto con gli antifascisti locali e stabilisce rapporti con alcuni esponenti comunisti saronnesi contribuendo a tessere la trama dell’opposizione al fascismo. Dopo l’8 settembre fugge in Svizzera dove è internato nel campo di Bergarten. Nel frattempo è condannato a sei anni di carcere dal Tribunale Straordinario di Varese per attività antifascista. Trascorsa una breve esperienza nella clinica S. Agnese di Muralto, passa il confine a fine agosto del 1944 per partecipare alle vicende della Repubblica dell’Ossola. Combatte nelle file della II Divisione Garibaldi Redi. A novembre, conclusasi tragicamente la repressione in Val d’Ossola, sconfina nuovamente in Svizzera; internato nei campi di Murre e Buren, è trasferito a Lajoux e Zug ed è nominato medico del campo. 

A Saronno ritorna nel maggio del 1945 ed è unanimemente designato a ricoprire la carica di sindaco del CLN fino alle elezioni amministrative della primavera del ’46. Durante quei mesi si dedicò personalmente a garantire il flusso di vettovaglie per consentire ad una popolazione stremata dalla guerra le condizioni della ripresa. In occasione della sua scomparsa ha scritto di lui Aldo Aniasi con cui combatté in Ossola:« Lo ricordo come un valoroso combattente…La serenità, la calma con la quale affrontava le situazioni più difficili erano di esempio e di conforto nel momento del pericolo. I cittadini di Saronno lo ricordano come un grande Sindaco che ha affrontato con determinazione e spirito di giustizia i gravi problemi del dopoguerra». 

Quel pomeriggio parlammo anche di morte. Ne parlava con levità ma con grande rispetto. Amava dire che la morte è il fatto più naturale della vita. La vita di Agostino Vanelli, nato a Vaiano Cremasco il 1 gennaio del 1900, ha attraversato l’intero Novecento e ha visto l’alba del terzo Millennio. Ha testimoniato con la sua vita che libertà e giustizia meritano sacrificio e impegno e che si può rimanere uomini liberi e giusti anche nei momenti più oscuri. Resta un esempio raro di coerenza e rettitudine.

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Pubblicato il 08 Gennaio 2004
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