Sentenza a sorpresa nel processo Volonté

Condannato a sei anni e due mesi per l'omicidio della moglie, ma assolto per quello della figlia. Determinante il rapporto dei carabinieri del Ris di Parma

La corte d’assise di Varese ha condannato Pietro Volontè a sei anni e due mesi di carcere. L’uomo doveva rispondere dell’imputazione di omicidio volontario  della moglie Patrizia Duregon, di 35 anni, e della figlia Giulia di 9, avvenuti ad Abbiate Guazzone nel novembre di due anni fa. La tesi difensiva, che chiedeva la legittima difesa, non è stata dunque accolta completamente (ricordiamo che era stata chiesta l’assoluzione), ma certamente la sentenza dà un quadro ben diverso rispetto a quanto ci si aspettava.
Già la richiesta del pubblico ministero, Francesco Paganini,  di nove anni e sei mesi per omicidio volontario (reato per cui è previsto l’ergastolo), era un’indicazione chiara per il giudice: si trattava sì di omicidio volontario, ma in un quadro probatorio non così chiaro e schiacciante come sembrava al momento del fatto. 
A Pietro Volonté sono state concesse, infatti, tutte le attenuanti possibili. A questa conclusione la corte è giunta grazie al rapporto dei carabinieri del Ris di Parma, che è stato determinante per capire cosa fosse successo nella casa di Abbiate Guazzone l
a sera del 24 novembre di due anni fa. Secondo i superinvestigatori, che si avvalgono di mezzi di indagine molto sofisticati,  la morte della bambina non sarebbe attribuibile all’uomo. Dalle analisi è emerso che le ferite riportate dalla piccola Giulia sarebbero compatibili con l’arma impugnata dalla moglie, ma non con quella del Volonté. È dunque probabile che, dopo aver avvisato il nonno di quanto stava succedendo in famiglia, la bambina abbia cercato di dividere i genitori rimanendo colpita a morte. 

«Siamo sconcertati e meravigliati che il magistrato abbia persino ridotto la pena richiesta dal pubblico ministero – spiega Lucio Paliaga, avvocato della famiglia Duregon, costituitasi parte civile -. Per ora preferiamo non commentare oltre la sentenza, della quale aspettiamo comunque la deposizione delle motivazioni per decidere cosa fare, se ricorrere in appello o meno».
«Siamo molto soddisfatti di questa sentenza – commenta Paolo Riva, avvocato difensore di Volontè -. Soprattutto per l’assoluzione dall’accusa di omicidio della figlia, la colpevolezza sarebbe stato un peso davvero enorme. Per l’accusa di omicidio della moglie, noi avevamo prospettato l’assoluzione, ma la sentenza ci sembra equilibrata. Attendiamo anche noi le motivazioni, ma ritengo che il giudice abbia ridotto ulteriormente la pena tenendo conto dell’attenuante data dalla provocazione. In sostanza questa sentenza accetta la tesi che il Volontè all’inizio abbia reagito per difesa».

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Pubblicato il 21 Gennaio 2004
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