Soldi pubblici ai risparmiatori “traditi”? «Idea sbagliata»

Il Comune tutela chi è incappato nei crac finanziari. Il parere di un giurista e di un ex assessore al bilancio

Domanda ai varesini: siete d’accordo a utilizzare i vostri soldi per pagare l’azione legale di chi ha investito in società fallite? E’ eticamente corretto?
Stiamo parlando della decisione del sindaco Fumagalli di aprire uno sportello per gli azionisti Parmalat e Cirio (ma da oggi potrà approfittarne anche chi è stato scottato dalle obbligazioni Argentina, Opengate e Giacomelli) e di garantire la tutela legale.
«La mia prima reazione è stata positiva – spiega Costantino Lazzari, professionista di successo, animatore di un’associazione per la trasparenza della pubblica amministrazione e assessore al bilancio indipendente nella prima giunta Fumagalli – ma poi mi sono fermato a riflettere e ho trovato l’iniziativa discutibile. Innanzitutto, non riguarda tutti i cittadini, ma solo alcuni. Non trovo sbagliato che l’amministrazione metta a disposizione i suoi avvocati per una consulenza, ma non andrei oltre: un’azione promossa dalla pubblica amministrazione con i soldi dei cittadini non è appropriata. Intendiamoci, provo molta pena per chi è stato ingannato e la responsabilità è delle aziende e delle banche e forse anche di chi non ha esercitato i controlli a cui era preposto. Ma non è compito del Comune intervenire in questi termini; potrebbe invece offrire assistenza alle associazioni dei consumatori e agire a livello politico». 
Dottor Lazzari, il rischio di una decisione di questo tipo è evidente: perché, ad esempio, non dare lo stesso servizio alle vittime dell’usura? O a chi ha acquistato una casa con problemi di staticità?
«E’ naturale, il Comune non può assumersi questo compito. Faccio un’ultima considerazione, proprio valutando la mia iniziale reazione positiva. Mi sembra che, gratta gratta, emerga una volontà di farsi pubblicità, che mi pare abbia anche avuto il suo effetto».
La stessa domanda l’abbiamo rivolta al professor Gianfranco Garancini, studioso di diritto costituzionale e giurista.
«Premetto che non ho seguito la vicenda – spiega – ma posso dire, a botta calda, che il Comune non è una società di assicurazione e non potrebbe, anche da un punto di vista giuridico, usare i soldi pubblici per intervenire in questioni che sono di carattere meramente privato: non rientra nelle sue competenze. Vede, non stiamo parlando di un servizio pubblico, l’acquisto di obbligazioni non è un bene tutelato dalle amministrazioni comunali. Certo, l’ipotesi è suggestiva, ma allora il Comune dovrebbe intervenire anche presso tutti i cittadini che hanno effettuato investimenti sbagliati. 
Mi sembra molto rischioso».
La decisione del Comune ha creato anche qualche malumore tra le associazioni dei consumatori. Adiconsum ricorda che le associazioni si sono già mosse da tempo e chiede all’amministrazione di non creare false speranze di facili rimborsi, ma di inserirsi, se lo vuole, in un cammino già tracciato. 
La giunta va per la sua strada. Profilo basso sulla tutela legale annunciata ieri, ma luci puntate sull’aspetto della consulenza: sono già 50 le telefonate per ottenere un appuntamento e ricevere il fac simile del fax da presentare in procura. «Successivamente – spiegano da palazzo estense –  tutti i cittadini che si sono rivolti al Comune verranno ricontattati per la creazione del cosiddetto Comitato dei risparmiatori dell’Area Varesina».

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Pubblicato il 16 Gennaio 2004
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