Televisione e libertà: due concetti opposti?
Ha suscitato grande interesse la serata di dibattito sull'informazione televisiva
Televisione e libertà: quasi un ossimoro di questi tempi, come ampiamente messo in luce dal dibattito sulla condizione dell’attuale sistema televisivo tenutosi ieri sera a Gallarate, nella sede delle Acli. Accanto al direttore di Varesenews Marco Giovannelli c’era Marzio Quaglino, giornalista della redazione del Tg Regionale di Milano, ex collaboratore di Enzo Biagi a "Il Fatto".
Dopo un breve richiamo del moderatore, Ruffino Selmi, al messaggio di Ciampi alle Camere, sul pluralismo dell’informazione, Quaglino entra nel vivo mostrando, cifre alla mano, come il sistema televisivo italiano sia dominato dal duopolio Rai-Mediaset, detentore del 90 per cento dell’audience e degli incassi pubblicitari. «A queste condizioni – afferma Quaglino – è impossibile che altri soggetti (vedi La Sette) possano emergere ed affermarsi. Oltretutto questa situazione si verifica in un Paese in cui la maggioranza della pubblicità è riversata sulla televisione, a differenza che nel resto d’Europa. Ne risulta un duopolio inattaccabile».
Due soli telegiornali, Tg1 e Tg5, sono infatti in grado di condizionare l’opinione di 15 milioni di italiani ogni sera. Quaglino illustra poi il Sic (Sistema Integrato delle Comunicazioni) previsto dalla Legge Gasparri, con il quale si è introdotto nel calcolo complessivo del sistema italiano dei media fino a giungere all’incredibile conclusione che, tanto la Rai quanto Mediaset, ne possiedono meno del 20 per cento, e anzi quest’ultima ha margini di ulteriore crescita, potendo ora acquisire il controllo di quotidiani. Anche il digitale terrestre sembra lasciare dubbi. In Gran Bretagna, per esempio, non ha avuto successo poiché domanda ed offerta televisive risulterebbero già sature.
Il direttore di Varesenews, Marco Giovannelli, invita a non considerare la questione delle televisioni come l’unico elemento fondante del potere politico odierno. «La Lega Nord, – dice Giovannelli – è ascesa a grande consenso popolare senza possedere alcun canale televisivo. Comunque, è chiaro che in una provincia come la nostra dominata da media apertamente governativi, Varesenews rappresenta un’eccezione. E per quanto le cose vadano male in Italia, all’estero è peggio; pochi grandi gruppi controllano le maggiori emittenti mondiali, decidendo ciò che fa notizia e ciò che non lo fa».
Giovannelli afferma di «provare vergogna per il giornalismo di oggi e la sua banalità in un mondo in cui per ricevere notizie da metà del pianeta bisogna rifarsi a Misna, eccellente agenzia di stampa dei missionari comboniani». Fra gli interventi del pubblico presente, significativo quello di Vincenzo Occhipinti dell’Aiart (associazione spettatori) di Varese, organizzatore della serata insieme alle ACLI, che cita Popper ("Cattiva maestra televisione") e il Cardinale Martini per ricordare l’immenso potere della televisione come minaccia alla democrazia, e il dominio degli interessi politico-commerciali nell’informazione (la televisione infestata dai mercanti "come il Tempio di Gerusalemme"). Quaglino risponde alle domande dei presenti raccontando la situazione attuali in RAI a Milano in materia di lottizzazione. Con il bipolarismo la situazione si è fatta più dura, si va verso lo spoil system all’americana: chi vince le elezioni piglia tutto, nomina direttori, promuove i suoi raccomandati. Il gentlemen’s agreement vigente sotto il pentapartito è saltato definitivamente. Il Tg1 marginalizza le opinioni dell’opposizione con il semplice espediente del "panino", ossia di concentrare le opinioni "sgradite" al centro di un servizio, riservandone l’inizio e la fine alle opinioni della maggioranza e del governo; e ciò poiché nella mente del telespettatore, come provato da studi scientifici, rimangono quasi solo l’inizio e la fine di una determinata sequenza. Accade inoltre che consiglieri d’amministrazione della Rai attacchino le redazioni, «un po’ come se un membro del consiglio d’amministrazione di una grande azienda – conclude Quaglino – lamentasse pubblicamente che i prodotti di quell’azienda sono di pessima qualità perché gli operai sono tutti fannulloni».
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