«L’incontro-scontro tra Vitelmi e Posca chiarirà molte cose»

Si è svolto al carcere dei Miogni il primo interrogatorio per De Feo e Vitelmi. Chiesto il confronto tra l'ex dirigente dell'asl e l'imprenditore Gregorio Posca

Primo interrogatorio nel carcere dei Miogni per Alessandro Vitelmi e Antonio De Feo. Il giudice Ottavio D’Agostino ha iniziato con  l’ex direttore dei servizi sociali dell’Asl, che ha respinto tutte le accuse e sollecitato un confronto con Gregorio Posca, l’amministratore delle due case di cura da cui è partita l’indagine. «Il Posca dice di aver pagato per poter lavorare – afferma Luca Marsico, difensore di Vitelmi – scaricando così tutta la responsabilità sul mio assistito e De Feo. C’è però un dissidio insanabile tra le due versioni e per questo chiederemo l’incidente probatorio (una prova anticipata rispetto al processo ndr) per mettere a confronto le due versioni». 
Vitelmi, durante l’interrogatorio, non avrebbe negato l’amicizia con De Feo, un rapporto di vecchia data, quando ancora esisteva la potente democrazia cristiana, di cui lo stesso era segretario provinciale. L’ex dirigente dell’asl dovrà comunque restare in carcere, perché, secondo i magistrati, c’è il pericolo di reiterazione del reato. Motivazione contestata da Marsico, che ritiene poco reale pensare ad un’influenza di Vitelmi negli ambienti della pubblica amministrazione, essendo lo stesso in pensione da due anni. 
Nel pomeriggio è stata la volta di Antonio De Feo.
«A differenza di quanto accadde dieci anni fa – dice l’avvocato Lucio Paliaga – è molto arrabbiato e reattivo. Oggi ha fornito spiegazioni convincenti a tutte le contestazioni». De Feo ha rifiutato il marchio di corruttore, affermando invece di aver rifiutato alcuni appalti, come quelli per le pulizie, perché avrebbe dovuto lavorare in perdita. 
Tra gli elementi a carico dei due indagati ci sono alcune intercettazioni telefoniche. In una di queste Vitelmi avrebbe detto a De Feo:  "I soldi li voglio anch’io…". «Quella frase va contestualizzata – continua Paliaga -, perché Vitelmi si riferiva ad un’azione amministrativa che voleva intraprendere tramite un legale e relativa al suo pensionamento». 
Nel primo interrogatorio non poteva mancare la contestazione più evidente, relativa ai 160 mila euro ritrovati in una cassetta di sicurezza del Credito Valtellinese, soldi che apparterrebbero alla società di De Feo, ma che, secondo l’accusa, servivano per corrompere e ottenere gli appalti. «Sono soldi della cooperativa per cui lavora – conclude l’avvocato -. De Feo non ha fatto il bonifico per una questione tecnica che è stata ampiamente spiegata al giudice D’Agostino. Si trattava di soldi che erano in un’unica busta, e non in più buste, come è stato detto. Erano divisi perché si trattava degli incassi dei singoli collettori addetti alla vendita dei biglietti ferroviari. Ora, con l’incidente probatorio, sollecitato anche dal giudice, ci sarà l’incontro-scontro tra Posca e Vitelmi, che chiarirà molte cose». 


 

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Pubblicato il 05 Febbraio 2004
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