«La salute diventerà un bene per ricchi»
«Le modifiche apportate alla legge regionale sanitarie decretano la privatizzazione del settore». La denuncia parte da Rifondazione comunista che indica in tre importanti innovazioni le ragioni della decisiva sterzata
«Con l’approvazione delle modifiche alla legge 31 si perfeziona il processo di privatizzazione della sanità lombarda». Giovanni Martina, consigliere regionale di Rifondazione comunista, denuncia senza mezzi termini il futuro, naturale passaggio di questo processo che, all’indomani dell’eventuale riconferma alle elezioni della giunta di centro destra, vedrà l’introduzione del sistema assicurativo privato con la distinzioni di pazienti ricchi di serie A e clienti poveri di serie B.
«La sperimentazione della legge 31 che si è conclusa lo scorso anno – precisa Martina – ha già visto l’ingresso massiccio del privato nella sanità e delle logiche di profitto. Il passo successivo sarà la monetizzazione di quello che dovrebbe essere per costituzione un diritto fondamentale dei cittadini».
Secondo Rifondazione comunista, la minaccia di questa “svendita” è legata a tre innovazioni introdotte dalle modifiche approvate recentemente dal consiglio regionale. La prima riguarda l’azzeramento del sistema dell’accreditamento che fino ad oggi aveva regolato l’erogazione delle prestazioni sanitarie e che aveva creato una spartizione tra pubblico e privato rispettivamente del 67% e del 33% delle prestazioni: «Dal giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale lombarda, l’accreditamento servirà solo come una sorta di certificazione per qualificare i soggetti chiamati a “negoziare” la quantità di prestazioni che può fare. La Regione stipulerà dei contratti con i soggetti di diritto pubblico e con le aziende private dividendo secondo il proprio insindacabile giudizio la quantità di prestazioni erogabili in regime di servizio sanitario. Se fino ad oggi la “torta” era divisa per 67 e 33, domani, presumibilmente si passerà ad un 50% pari, con la conseguenza naturale che alcune strutture pubbliche vedranno azzerare le proprie attività e quindi saranno chiuse».
Secondo capitolo è legato alle fondazioni: «Si dà la possibilità al consiglio regionale di trasformare in fondazioni le aziende ospedaliere pubbliche. Anche se oggi si assicura che la maggioranza di questi enti di soggetto privato senza scopo lucro rimarrà pubblica, nulla vieta ai vari consigli di amministrazione di esternalizzare le attività medicali ad aziende private che potranno operare in regime economico puro. E allora potremo dire addio a tutte le prestazioni non considerate “remunerative” mentre ci si può attendere ad un fiorire di operazioni che rendono di più».
Terza fase del processo riguarderà il personale che potrà essere assunto con contratto a tempo determinato a seconda delle esigenze della clinica: «Si introduce un fattore di precarizzazione del lavoro che non farà che peggiorare il clima ospedaliero e l’emigrazione verso il settore privato più sicuro».
Gli esponenti di Rifondazione temono un peggioramento totale della qualità della vita: «Quando il cittadino non sarà più in grado di avere una prestazione sanitaria perché troppo costosa si dovrà rivolgere ai servizi sociali, che dovranno accollarsi un capitolo fino ad oggi gestito sempre a livello pubblico».
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