Sport ed handicap: si può fare di più

Grande serata a Villa Cagnola di Gazzada per celebrare le associazioni sportive dei disabili

Un pubblico numeroso e attento ha affollato l’aula Paolo VI di Villa Cagnola a Gazzada per la conferenza "Lo sport per disabili, conoscerlo, farlo conoscere… l’anno del disabile è passato".

Si è trattato di un’occasione per celebrare l’ampiezza e i successi di un movimento sportivo che nella nostra Provincia è fra i più sviluppati d’Italia, ma anche per stimolare ulteriore attenzione in una società che tende costantemente a rimuovere il problema dell’handicap come polvere sotto il tappeto.
Per aprire la serat
a, presentata da un giornalista molto attento alla tematica sport ed handicap come Roberto Bof, è stata scelta un frase di José Maria Escrivà de Balaguer, il santo spagnolo fondatore dell’Opus Dei, che recita: «..per raggiungere la santità, è necessario non fare cose eccezionali, ma fare con amore le cose normali». Questa considerazione è stata posta come canovaccio e sfida ai tre  ospiti che hanno animato la serata, Roberto Ferrario, neodirettore della Prealpina, Massimo Ferrario, ex presidente della Provincia di Varese attualmente direttore del centro di produzione RAI di Milano, e Gianluigi Paragone, direttore di Rete 55.

Roberto Ferrario ha risposto alla diffusa lamentela sulla mancanza di attenzione dei media con la semplice osservazione che in genere nelle redazioni, limitate di numero e quindi costrette a scelte, seguire lo sport per disabili non è una priorità (La Prealpina fa eccezione). Massimo Ferrario ha annunciato che presto la RAI manderà in onda una striscia bisettimanale il sabato sullo sport per disabili, e ha colto l’occasione per lamentare il degrado sempre più evidente della programmazione televisiva in nome dello share, mentre il grosso pubblico "fugge" con l’ausilio della parabola satellitare e dall’estero si ride di noi. Gianluigi Paragone ha raccontato di come, ignobilmente, ad una serata dedicata all’handicap a Varese, i ragazzi disabili abbiano dovuto fare il proprio ingresso in teatro da una porticina laterale perché nessuno aveva ancora abbattuto le barriere architettoniche, problema annoso cui mai è stata dedicata la dovuta attenzione. Quindi si è scagliato contro il pietismo e il politically correct che ammantano ogni discorso intorno al mondo dell’handicap: «Da questo punto di vista – ha affermato Paragone –  il 2003, anno del disabile, è stato pesantissimo. La nostra Provincia è fra quelle che vantano la maggior presenza di associazioni sportive per disabili. Ma, talvolta, questa molteplicità ha creato rivalità intestine per i pochi fondi disponibili e gli spazi sui media, scaramucce che di certo non giovano allo sviluppo del settore».
Quindi è stata la volta delle associazioni sportive per disabili della zona: citeremo PAD (Polisportiva Pro Patria Associazione Disabili) per nuoto e calcio, Scorpions Varese per lo wheelchair hockey (hockey su carrozzina per ragazzi con distrofia muscolare), l’Associazione Ciechi Sportivi Varesini, una vera polisportiva, l’Handicap Sport Varese per il basket in carrozzina, Acquamondo per il nuoto, il Centro Ippico Ronco di Diana di Arsago Seprio per l’equitazione e l’ippoterapia, la POLA che gestisce ben 14 discipline differenti, i campioni d’Italia di basket per disabili mentali dell’ASA Varese. Occhi lucidi, voci rotte, e l’orgoglio di un impegno che nobilita una vita. Non sono mancate poi le testimonianze individuali degli atleti, a partire dal fortissimo anellista Paolo Pascutti, amico del grande Yuri Chechi, passando per la pluricampionessa di nuoto Barbara Gandini fino a Oliviero Bellinzani, che, mutilato di una gamba, ha scalato il Cervino con l’accompagnatore Massimo Magnocavallo e ora punta sempre più in alto, al Kilimanjaro e all’Aconcagua.
L’elemento critico che più sovente è emerso nel corso della serata è la necessità imprescindibile di pubblicizzare lo sport per disabili. Purtroppo,come è stato detto, ogni anno 22.000 giovani restano in sedia a rotelle a causa di incidenti; molte società sportive per disabili, ciononostante, non hanno sufficiente ricambio generazionale. Occorre ancora fare molto.


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Pubblicato il 24 Febbraio 2004
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