Emanuele Filiberto a Varese per prendere la sua Brutale
Il nipote dell'ultimo re d'Italia alla MV Agusta di Schiranna
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«Certamente, userò la moto in un modo diverso – ha commentato il 32enne Emanuele Filiberto – prima la usavo diversamente: senza rispetto, senza pensieri. L’incidente mi ha cambiato» Un commento da papà, e non da protagonista dei giornali di gossip. Seguito da un commento da consulente finanziario, che è la sua attività professionale in Svizzera: «E’ stato interessante anche vedere l’azienda: una struttura moderna, ben organizzata – ha infatti concluso il giovane Savoia – Ed è un piacere per me sapere che questo è un marchio rinato dopo 30 anni». – La Brutale, un patrimonio del territorio come gli Amaretti |
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Questa è la sua "seconda volta" a Varese. La prima, è stata all’ospedale: dopo l’incidente in moto che gli ha rotto una spalla, curata dal professor Cherubino.
Quella di Emanuele Filiberto è una Brutale serie standard, ma con alcune personalizzazioni come le ruote speciali o dei componenti in fibra di carbonio, nonché il tricolore dipinto sul serbatoio. Tutti allestimenti curati dal centro ricerche Cagiva di San Marino, insieme a un gioco di colori – argento/rosso – che ricorda più l’aspetto della F4 – l’altra "ammiraglia" di MV Agusta, di cui si fa fregio anche Tom Cruise – che non quello della mitica Naked della Casa Motociclistica varesina.
Soprattutto per il valore simbolico che l’acquisto Vip ha per i lavoratori delle tre sedi provinciali di Cagiva (Schiranna di Varese, Cassinetta di Biandronno, Morazzone). Il numero del telaio della Brutale di Emanuele Filiberto (il 2270) la dice lunga infatti anche su un’altra notizia: che i





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