«James Bond viene a scuola da noi»

Defacciamenti, violazioni di server e acquisizioni di dati. Il creatore di Zone-H racconta la sua lotta quotidiana agli hacker

Se sei un hacker, quello è il tuo posto. Se hai subìto un attacco, lì troverai le risposte giuste. Stiamo parlando del sito "Zone-H",  un vero punto di riferimento per le vittime e i carnefici dell’era informatica. Nel suo archivio sono catalogati oltre 400 mila crimini digitali e circa  300 mila persone entrano ogni giorno nel sito per avere notizie sulla sicurezza informatica.
Il fondatore del sito è Roberto Preatoni. Milanese, 37 anni, Preatoni sta alla tastiera del computer come Schumaker al volante. Insomma è quello che si dice un cybertalento. Non ha studiato ingegneria e nemmeno informatica. Ha iniziato nei primi anni Ottanta, quando il reato di pirateria non era ancora contemplato dal codice penale, craccando i programmi che giravano sul "Commodore 64" , l’archetipo del nostro pc. Un fugace passaggio alla facoltà di Scienze politiche a Milano e un periodo sabbatico a New York, dove ha fatto l’agente immobiliare. Oggi vive tra l’Estonia, paese natale di sua moglie, e il resto del mondo, Cuba compresa, dove tiene seminari e lezioni poco ortodosse, ma efficaci,  sulla sicurezza dei sistemi informatici. Tra i suoi allievi molte società private, istituzioni e anche qualche 007. 
Per lui lavorano 50 ragazzi,  per la maggior parte italiani, ma anche olandesi, francesi, indiani e australiani. Sono per lo più ex hacker, con qualche problemino con la giustizia, a cui Preatoni offre un’opportunità per rientrare nella legalità. «Sono persone giovanissime di grandi capacità. Il compito di Zone-H è quello di fargli capire che la legalità è un valore importante e che si tutela garantendo l’integrità dei server. Sono una risorsa che puo’ essere convertita al bene e la nostra organizzazione, che non è a scopo di lucro e si finanzia con i seminari, è la loro opportunità».

Zone-H  viene attaccata ogni giorno, ma solo in due casi gli intrusi hanno fatto centro.  «Tutti i sistemi sono insicuri e non pensiate che dietro ci sia sempre una strategia alta. Dove c’è un server l’hacker tenta di bucarlo, tutto qui. Distruggere è facile e Internet  è un mezzo perfetto per farlo perché c’è sempre un anello debole nel sistema e nella maggior parte dei casi la vulnerabilità è collegabile all’uomo». 
La banalità del male è dunque un concetto che si adatta anche all’informatica, nonostante spesso sia camuffato dal messaggio politico. Una delle tecniche più usate è, infatti, il "defacciamento" (defacement). I defacer sostituiscono la home-page o una qualsiasi pagina del sito attaccato, con una nuova, di solito sbeffeggiando il malcapitato, come è successo recentemente al sito di Forza Italia, in cui è comparsa una falce e martello. Nel momento in cui scriviamo  Zone-H segnala migliaia siti "defacciati" a partire dalla mezzanotte. «Noi monitoriamo costantemente la Rete e pubblichiamo gli attacchi, con tutte le informazioni che riusciamo a raccogliere: chi, dove, come e quando. Ricordo ancora quando abbiamo segnalato  un defacciamento fatto dalla Jiad islamica al sito della marina militare americana. In quell’occasione gli hacker riuscirono a imporre il loro simbolo di lotta». 
La acca di Zone-H, sta per help, che in inglese significa aiuto. «Quando abbiamo creato il sito – conclude Preatoni – avevamo come riferimento le parole hacker e l’aiuto che le vittime chiedevano. Honesty? Zona onestà, perché no. Mi piace».


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Pubblicato il 23 Giugno 2004
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