Camera di Commercio e Centrocot rilanciano il tessile
Un articolato programma di intervento cerca di rivitalizzare un settore in sofferenza
Il tessile, croce e delizia dell’industria locale; da un lato un settore produttivo i cui successi nel tempo sono stati eccellenti, dall’altro una situazione attuale di crisi nera. Di fronte ai problemi odierni, la Camera di Commercio di Varese e il Centro Tessile Cotoniero e Abbigliamento (Centrocot) hanno messo a punto un programma per il rilancio delle imprese delle settore, rivolto in particolare agli artigiani, da decenni l’anima del settore.
Angelo Belloli, presidente della camera di Commercio, ha introdotto la presentazione del programma di rilancio, tenutasi a Malpensafiere. «Oggi, 14 luglio, giorno della presa della Bastiglia, cerchiamo di avviare la rivoluzione del tessile» ha esordito, passando poi a ribadire che innovazione e qualità restano le parole d’ordine, l’unica via per difendersi dall’aggressione della concorrenza extracomunitaria (e cinese in particolare). Il progetto si è svolto tra giugno 2003 e giugno 2004 e ha coinvolto 27 imprese artigiane con attività di assistenza tecnica e organizzativa. Inizialmente non è stato facile raccogliere adesioni, poi in sinergia con i progetti Globalizzazione sostenibile – tracciabilità per un settore tessile trasparente e Centrocina, si è raggiunto il numero di aziende sopra citato. Grazia Cerini, direttore generale di Centrocot, ha messo in luce come il progetto abbia permesso a Centrocot di rimettersi al servizio degli artigiani dopo una fase in cui i suoi servizi risultavano più adatti all’industria di medie e grandi dimensioni. L’analisi della situazione economica, presentata da Fabrizio Freti, è risultata negativa, con una flessione delle vendite e delle esportazioni del 6%; le importazioni sono stabili, ma al loro interno la quota della Cina è cresciuta del 20%. Le note positive sono che il tessile varesino tiene meglio degli altri a livello nazionale.
Per uscire dalla crisi, è stato sottolineato, occorrono non solo scelte politiche, ma soprattutto strategie aziendali e ricerca di nuovi mercati. Roberto Vannucci ha poi illustrato le cinque fasi del progetto: promozione presso le imprese, diagnosi delle problematiche, assistenza e formazione, benchmarking (analisi comparata dei risultati ottenuti, ndr) e diffusione dei risultati. E’ emersa la necessità di flessibilizzare e personalizzare gli aspetti della formazione nel settore. Ciò che gli artigiani denunciano come propri punti deboli sono i prezzi, la scelta dei clienti (limitata, lavorando per lo più come terzisti), gli impianti talora invecchiati. Le analisi di laboratorio, esposte dalla dottoressa Fusi, hanno mostrato che i prodotti delle aziende sono di fascia e qualità medio-alta: uniche criticità, la ben nota tendenza a restringersi dopo i lavaggi e una presenza di formaldeide libera sopra i limiti di legge.
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