Kurosh Danesh: «La Bossi-Fini è da cancellare»
Un incontro pubblico con il coordinatore nazionale immigrazione della Cgil. «Occorre una legge che rispetti i diritti dei migranti e le differenze»
Non c’è integrazione senza diritti e, se mancano le buone leggi, la diversità non produce vantaggi. La pensa così Kurosh Danesh, coordinatore nazionale immigrazione della Cgil, in visita a Varese per partecipare ad un dibattito pubblico sulla condizione dei migranti organizzato dalla Camera del Lavoro. Un tema complesso quello dei migranti, che, secondo Kurosh, si muove da una considerazione di fondo: l’attuale normativa sull’immigrazione, la legge Bossi Fini, non solo non funziona, ma deve essere cambiata, senza possibilità di emendamenti o variazioni "in corso d’opera".
«Si tratta di una legge che produce cultura razzista e xenofobia – spiega Kurosh – e soprattutto che non tiene conto delle esigenze reali del paese, che ha bisogno degli immigrati».
Il riferimento al lavoro viene da sé. Ma non inteso con il luogo comune, che eguaglia l’immigrato al lavoratore "umile", a chi raccoglie pomodori o a chi vende collanine. «L’immigrazione verso il nostro paese è un fenomeno "trasversale" e questo si traduce anche nel mondo del lavoro, con figure che arrivano in Italia portando diverse professionalità, alcune delle quali molto qualificate, perché mercato del lavoro in Italia ha bisogno non solo di mano d’opera. E questo è un altro punto che vede la legge Bossi-Fini come una normativa sbagliata».
Che fare allora? Una nuova legge? «Direi che non esistono alternative – spiega Kurosh – . In primo luogo è opportuno trovare una legislazione capace di arrivare al permesso di soggiorno per la richiesta di lavoro. Così facendo si mette l’immigrato di fronte alla responsabilità di arrivare in Italia con l’intento di cercare un lavoro, lo si responsabilizza. Questo, unito a comprendere un fabbisogno reale di forza lavoro, permette di identificare correttamente i flussi migratori. Ma non è finita: una volta che l’immigrato trova un lavoro è necessario che gli venga offerta la possibilità di una reale formazione e quindi di una crescita professionale. Inoltre la legge deve contenere una diversa disciplina a seconda della tipologia di lavoro, come ad esempio per i lavoratori stagionali o gli edili».
I modelli europei sulla questione immigrazione sono molteplici: si va dall’integrazione alla francese al riconoscimento delle differenze che esprimono le varie comunità, alla tedesca. «Esiste la possibilità di guardare a diverse esperienze come quello francese, o a quella tedesca. C’è da imparare molto da questi paesi che hanno un alto numero di immigrati – spiega il sindacalista – Tuttavia il punto di partenza per rivedere le regole non può prescindere dal rispetto delle differenze. Le differenze tra religioni diverse e culture diverse da quella italiana vanno valoriozzate tramite l’integrazione, e non attraverso l’assimilazione forzata. Questo passo deve andare a braccetto con la garanzia che solo il diritto può dare».
Kurosh, di origini iraniane, parla anche di Islam. «Una religione che, come tutte le religioni, si presta a interpretazioni che arrivano a lasciare spazio agli estremismi e ai fondamentalismi – ha concluso Kurosh. Se dovessi mandare un messaggio agli islamici moderati direi di combattere il terrorismo, senza se e senza ma: qualunque terrorismo va combattuto a prescindere dalla matrice e dalla religione»
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