«Da architetto a operaio per mantenere la famiglia»
Laureato in Angola, Antonio Mavakala, è fuggito per la guerra civile. Vive in Italia da quasi vent'anni ma gli è appena stata rifiutata la cittadinanza
È architetto, ma lavora come operaio in una vetreria di Saronno. Il suo sogno è poter studiare per adeguare la propria laurea a quella italiana. «Ma non è facile con una famiglia da far mangiare tutti i giorni». Sono le parole di Antonio Mavakala, originario dell’Angola che vive in Italia dall’87. Ha 47 anni ed è fuggito dal proprio paese quando è scoppiata la guerra civile. Nella sua permanenza in Italia ha fatto i lavori più umili, ha lavorato prima a Napoli, nelle campagne, in seguito è salito al nord, nel milanese, a Rovellasca. Poi e approdato a Saronno nel ’92, dove si è sposato con Denise, una donna originaria dello Zaire, oggi Congo, che ha appena trovato lavoro come assistente per anziani, grazie a un corso della comunità europea. Hanno due figli, Orlyne di 10 anni e Brandon di 6.
Nonostante sia in Italia da quasi due decenni, ad Antonio è appena stata rifiutata la richiesta di cittadinanza.
«Sono diventato uno straniero regolare grazie alla legge Martelli – racconta -, ma purtroppo questa legge non prevede il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti nel proprio paese. E così è come se non avessi mai studiato».
In Angola lavorava in uno studio di architettura di interni. «Mi piaceva, ma con la guerra civile non potevo rimanere. Ho lasciato là i miei genitori. Oggi la situazione è migliorata, ma non riesco ad andare spesso a trovarli. Costa troppo, non ci sono linee dirette. Vado quando riesco a mettere via dei soldi, ma non è semplice. L’ultima volta ci sono stato quattro anni fa».
«Saronno mi piace e ci vivo bene. Ho una casa, un lavoro e una buona famiglia. Questo è quello che serve per essere felici, giusto? Inoltre sono uno dei responsabili dell’associazione degli angolani residenti in Italia. Aiutiamo i nostri connazionali che ne hanno bisogno a tenere i rapporti con le istituzioni».
Ma un altro dispiacere nella storia di Antonio c’è: la cittadinanza. «Mi è appena stata respinta la richiesta perchè non era completa, mancavano documenti come la fedina penale, documenti che devono essere prodotti nel paese di provenienza. L’Angola non è dietro l’angolo e come non ho i soldi per andare dai miei genitori, non li ho per questi documenti. Lo ripeto, sto bene e penso che in Italia non ci sia razzismo, a volte solo ignoranza, ma non è facile riuscire a stare dietro a questa burocrazia».
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