Gioco d’azzardo, a Varese non si cura più
Varese - A tre anni dall'avvio di un progetto all'avanguardia in Italia, l'Azienda sanitaria ha lasciato "svanire" l'assistenza a rete per i giocatori patologici. Preoccupati i famigliari delle vittime che si affidano ai gruppi di auto-aiuto
Varese era stata una città pioniere. Aveva capito che si doveva puntare su un settore della "dipendenza" fino a quel momento sottovalutato: la dipendenza da gioco d’azzardo.
L’Azienda sanitaria locale vi aveva investito fondi e professionalità. Tanta competenza aveva ottenuto riconoscimenti a livello nazionale e persino internazionale.
Oggi di quell’organizzazione a rete sul territorio non rimangono che scarse e slegate testimonianze, incapaci, per lo più, di intercettare la grande, enorme richiesta che il nostro territorio presenta.
A lamentarsi di una situazione ormai allo sfascio sono soprattutto i famigliari dei giocatori, coloro che quotidianamente vivono a contatto con persone totalmente irretite dal "guadagno facile". Molte sono donne, con figli piccoli, ma anche mariti e genitori. Ogni giovedì si ritrovano a Busto Arsizio per darsi una mano, incoraggiarsi a vicenda, condividere esperienze. Sono circa una decina che si vanno a sommare ai giocatori che due volte alla settimana, il lunedì e il giovedì sempre a Busto, aderiscono al gruppo di auto- aiuto dei giocatori anonimi: «Il gioco patologico non esiste – commenta con amarezza uno di questi famigliari alla ricerca di una soluzione – Viene considerato solo un vizio. E non poteva essere altro che così, visto che lo Stato ci guadagna. Ha un introito dalle scommesse sui cavalli, sui proventi del casinò, sui tagliandi del superenalotto e, ora, anche sui video poker. Abbiamo chiesto spiegazioni all’Asl e ci è stato risposto che non c’erano i fondi per sostenere quest’attività residuale».
Così, mentre in tutt’Italia si accende l’attenzione su di un fenomeno preoccupante messo in luce dall’ultimo rapporto di Unipol e a Pavia l’Asl ha annunciato che attiverà un osservatorio in seguito ai risultati di un indagine che ha fotografato la situazione della popolazione (4500 casi pari all’1,1% dei residenti), a Varese l’esperienza pubblica svanisce e lascia il posto alla buona volontà dei privati.
Oltre al gruppo dei giocatori anonimi, in provincia è nata l’Associazione AND – Azzardo e Nuove Dipendenze organizza un corso di formazione per preparare volontari da inserire in un’attività legata a un centro per l’ascolto telefonico. Le lezioni si svolgeranno in due edizioni parallele una a Varese (4 ottobre – 22 novembre) e una a Samarate (dal 6 ottobre al 24 novembre). Informazioni e iscrizioni: Associazione AND via L.Da Vinci 7 GALLARATE tel. 339 3674668 e.mail: azzardo.nuovedipendenze@virgilio.it oppure roberta.smaniotto@tin.it
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