Camelot, se ne parlerà a porte chiuse
Scontro tra le posizioni di Mucci, che difende l'operato del direttore generale Durante e quelle di Terreni, che invece lamenta una grave carenza di comunicazione
«Si è arrivati al punto che temevo, ora basta». Così il presidente della commissione affari sociali del comune di Gallarate, il leghista Roberto Borgo, ha commentato quanto successo l’altra sera. Lo scontro tra le posizioni della maggioranza, rappresentata dal sindaco Mucci e quelle dell’opposizione, con Dario Terreni in prima fila, è stato duro e senza sconti. Borgo ha dovuto sospendere la seduta e convocare la prossima a porte chiuse «per evitare che la discussione sfoci in un’aggressione gratuita rivolta alla Camelot e alle persone che ci lavorano. Si sono verificate cose gravi, insulti pesanti e accuse che ritengo sia meglio tenere nel chiuso di una commissione, senza intromissioni esterne che non fanno altro che fomentare gli animi. La Camelot è un valore da tutelare e penso che molti degli aspetti sul tavolo possano essere discussi in commissione, senza fare ricorso alla magistratura. Questioni come l’ingresso del volontariato nell’assistenza ai pazienti possono essere risolte in breve tempo, con il dialogo. Il problema non sta nella gestione, è chiaro a tutti, ma nessuno lo dice apertamente. A porte chiuse possiamo risolverlo, rapidamente e senza scontrarci».
Il sindaco di Gallarate, Nicola Mucci, che ha sempre difeso l’operato dei vertici della Camelot, rimane sulle sue posizioni: «Ormai è chiaro che dietro la polemica montata intorno alla Camelot ci siano altri interessi che vogliono colpire il direttore generale Durante. È un tentativo fatto con metodi scandalistici e carico di aspetti poco chiari: non esistono negatività oggettive appurate dagli enti responsabili del controllo, permane il disagio di alcuni, ma tocca la sfera personale delle persone e non può essere il motivo di generalizzazioni antipatiche. Il quadro non è bello, il polverone è stato creato ad arte per colpire una persona che in questi anni ha fatto della Camelot una delle strutture più apprezzata dai pazienti a livello provinciale e regionale. Il suo lavoro deve essere riconosciuto e si devono evitare attacchi che minano la bontà dell’intera opera dell’azienda gallaratese».
Di tutt’altro avviso Dario Terreni, consigliere della Margherita: «Il problema alla Camelot è chiaro: ci sono delle mancanze evidenti di rapporti tra i vertici dell’azienda e i parenti dei pazienti. Un parente non arriva a fare un esposto a cuor leggero: se ci sono dei problemi di solito si discutono, alla Camelot non è possibile. Il problema è stato da me sollevato più volte in commissione bilancio, quando questi signori dicevano che andava tutto bene. Non è possibile che continuino a dire che chi fa gli esposti sbagli ed è fuori di testa, bisogna che comincino a prendersi le proprie responsabilità. Non è una polemica pretestuosa per colpire Durante. Se il Cda e il sindaco non sanno dare risposte o non vogliono darne, non è più neppure pensabile fare commissioni e parlare: è tutto inutile, la soluzione non si troverà mai. Io non sono certo quello che chiede ad ogni piè sospinto le dimissioni per i motivi più futili, ma adesso qualcosa va fatto, per risolvere una situazione altrimenti irrisolvibile».
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