Caso Parini: “è sbagliato sottovalutare”
I problemi sono delicati e non si può delegare solo alla scuola
Le vicende che hanno da qualche tempo fatto parlare lungamente del caso del Liceo Parini di Milano, ci paiono emblematiche e rappresentative dello stato delle cose nella scuola media superiore, in particolare con riferimento al fatto che in essa vivano, crescano ed esperiscano la vita e la cultura, gli adolescenti, una larga parte di popolazione giovanile che per cinque anni trova collocazione nella Scuola Pubblica. Anni preziosi ed irripetibili per la propria formazione , non solo dal punto di vista culturale e pertanto dell’acquisizione di una forma mentis ricca di capacità espressive , logiche e di un bagaglio che va oltre la pura e semplice nozione, ma anni della prima giovinezza il cui imprinting segnerà, nel bene e nel male , il prosieguo esperienziale e lavorativo di ciascun ragazzo o ragazza.
Chi scrive vive a contatto con i ragazzi e le ragazze adolescenti, essendo impegnata, per scelta, anche nella professione docente.
Il Liceo Parini potrebbe essere perciò il simbolo , la rappresentazione di molte altri Istituti Superiori, un modello di funzionamento didattico educativo estendibile a moltissime altre entità scolastiche del nostro paese.
Vorrei dedicare, in quest’ottica di generalizzaione di un modello, una riflessione particolare al comportamento adolescente, non tanto dal punto di vista clinico o psicodinamico, di cui esiste ampia letteratura in merito, ma circa le competenze ed abilità sociali dei ragazzi stessi nei confronti del loro mondo di appartenenza.
L’acquisizione di competenze sociali prevede il sentirsi responsabili dei propri atti non solo davanti alla propria coscienza ed individualmente, ma di fronte al proprio gruppo, classe in questo caso, agli adulti di riferimento, docenti, genitori ed autorità scolastiche.
Il lungo , tortuoso e complesso processo di socializzazione inizia dalle prime fasi della vita ed ha uno scopo primario: l’acquisizione e l’interiorizzazione di
Il patto implicito con i ragazzi prevede infatti che ci si aspetti da loro correttezza, educazione, rispetto verso persone e cose.
Tutto ciò, è mancato o è saltato nella vicenda dei 5 ragazzi sedicenni che hanno allagato la loro scuola per evitare un votaccio in greco, già preceduto da un voto negativo in latino.
Conta la forza del gruppo , che assume il potere di garantire, del tutto illusoriamente , la copertura, e che dà un coraggio, impensabile se l’azione fose stata individuale.
IL gruppo è un’entità a sè stante, con coesione, senso della responsabilità individuale affievolito, scarsa aderenza al piano della realtà , intendiamoci, quando è patologico, disfunzionante e l’aggregazione avviene con presupposti distruttivi anzichè costruttivi.
Lavoriamo quatidianamente con gruppi di adolescenti motivati , maturi rispetto alla loro età , creativi e corretti.
Allora cosa è mancato?
Parlandone con i loro coetanei di Varese, che pari sono, è emerso come sia mancata una capacità di tolleranza della frustrazione , rappresentatata dal votaccio, di cui non è certo imputabile la scuola che valuta, come suo compito naturale.
L’illusorietà si sottrarsi ad una prova tramite l’allagamento ci dice che questi ragazzi e ragazze hanno agito le loro azioni non prevedendone le conseguenze su un piano di realtà, e di come pertanto ci sia , in quest’area una profonda immaturità circa la capacità di prevedere le conseguenze dei propri atti .
MI torna in mente un pezzo di G. Barbiellini Amidei che scriveva su Corriere della Sera del 11.10.02 con titolo: – Ma la famiglia non è un hobby- queste parole, in sintesi: Veniamo da decenni di incertezze e contraddizioni della Pedagogia e nelle ideologie che la detreminarono, con il continuo rifiuto di un’evidenza, cioè il fatto che il permissivismo non paga e la bulimia sociale nei consumi per gli adolescenti frastorna la loro crescita. La valutazione degli apprendimenti nella scuola e in casa non può più essere scissa dalla valutazione dei comportamenti dei ragazzi. Senza una bocciatura per una condotta inaccettabile si creano studenti falliti e cittadini a futuro rischi proprio ed altrui.-
La sanzione comminata agli autori di questo fatto è puramente simbolica, secondo me non sufficientemente rigorosa, che porta un messaggio implicito- Avete fatto solo una bravata- ma il punto non è solo stabilire quale sanzione per loro ( 15 gg. di sospensione) , quanto quale effetto avrà sugli altri questo provvedimento. Non certo quello di mostrare come la scuola, essendo Istituzione, sia stata severa. L’effetto è stato quello di sminuire l’accaduto ( leggevo circa 800 milioni di lire di danni all’edificio), di riammettere i ragazzi in classe . Concordo pienamente sul fatto che non si debba essere espulsivi e che i ragazzi non vadano esposti al pubblico ludibrio, ma la vicenda mi pare dagli esiti poco educativi ed ancora una volta si è chiamata in causa solo la Scuola, delegandole in toto tutto. Ma la famiglia , luogo di formazione primaria , non va chiamata in causa, non è forse lì che si annidano i maggiori problemi? La società tutta investe e delega alla scuola enormi compiti , sostitutivi di altre agenzie formative del tutto assenti o defilate. A ciascuno il suo e a questi ragazzi l’augurio di provare un sano senso di colpa, riparatorio , che possa rimetterli pienamente in gioco.
norme condivise affinchè si possa garantire la convivenza sociale , più o meno organizzata , regolamentata , non incline alla perdita di confini rassicuranti entro i quali i margini di libertà individuale siano garantiti sempre tenendo presenti i diritti altrui.
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