«Così abbiamo investito sulla nostra sicurezza»

Dieci anni di ricerca spiegati dal Professor André Pouchet, uno dei responsabili del progetto che ha permesso di tenere sotto controllo il materiale nucleare dell’ex Unione Sovietica

Non hanno l’aspetto degli agenti segreti, non girano armati e sono molto meno prestanti dei molti 007 che il cinema più di una volta ha chiamato a risolvere problemi connessi con la minaccia nucleare. Piuttosto l’arma utilizzata per tenere sotto controllo il materiale radioattivo presente in Russia – ma anche in altre parti del mondo – sta dietro un doppiopetto, un paio di occhiali e si nasconde fra i tanti accenti che si sentono al Centro Comune di Ricerca di Ispra. Come quello di André Pouchet, scienziato francese che lavora al CCR e che è stato uno dei responsabili del progetto Tacis, quello che 10 anni fa ha dato l’avvio al controllo del materiale nucleare in Russia. Prima di parlare di impianti e di cifre Pouchet parla di sicurezza.

«Questo programma non è importante solo sotto il profilo scientifico, ma soprattutto dal punto di vista della sicurezza di tutti noi – spiega il professore -. Il traffico di materiale nucleare ha sempre fatto gola alle organizzazioni criminali, prime fra tutte quelle dedite al terrorismo. Quando, nel maggio del 1994 all’aeroporto di Monaco venne sequestrata una discreta quantità di plutonio, capimmo che era il momento di muoversi e che stavamo andando verso la direzione giusta». La decisione di finanziare il progetto venne presa lo stesso anno nel corso del Consiglio Europeo di Essen, in Germania. Pouchet, assieme al piccolo esercito di una settantina di ricercatori, iniziò a monitorare gli oltre 50 siti civili nella Russia che hanno a che vedere con l’energia nucleare. E per farlo si servì di personale russo formato con la tecnologia del CCR di Ispra. Certo, signor Pouchet, che festeggiate questo decennale proprio all’indomani delle recenti dichiarazioni diramate da Al Quaeda: «Abbiamo l’atomica e la utilizzeremo».

«Si parla molto di minaccia nucleare ed è giusto non abbassare la guardia – spiega lo scienziato, che lavora proprio all’Institute for the Protection and Security of the Citizen (IPSC) – ma i rischi del nucleare non vengono solo dal materiale fissile, ossia da quello impiegato per costruire l’atomica, ma anche per gli elementi che possono generare una “bomba sporca”: questi sono pericolosi quanto gli altri e, proprio perché presenti in siti civili, sono più facili da sottrarre».

Dieci anni fa iniziaste a lavorare “in casa” dei russi. Quali problemi doveste affrontare? «Si è da subito instaurato un rapporto di grande collaborazione – spiega Pouchet – nonostante lo stato di grave abbandono di numerosi siti nucleari presenti. Una situazione che è via via migliorata. Oggi i rischi sono molto inferiori anche grazie alla cultura della sicurezza che abbiamo creato e sulla quale stiamo puntando. Ecco, la cultura della sicurezza: questo è il miglior risultato che abbiamo raggiunto ad oggi».
Nel mondo aumenta di anno in anno il numero degli stati che arrivano al nucleare per scopi militari e che lo impiegano in campo civile. Ritiene che il modello da voi applicato nell’Ex Urss sia esportabile? «L’equilibrio degli stati che dispongono di tecnologia nucleare può cambiare, basti pensare alla Corea del Nord, che ha la bomba atomica e impiega il nucleare – conclude Pouchet – . Ciò che abbiamo fatto in Russia può ripresentarsi in altri paesi e siamo pronti ad impiegare la nostra tecnologia per metterla al servizio della sicurezza».

Tutti gli eventi

di aprile  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 12 Novembre 2004
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.