L’italiano nel nuovo millennio
Un libro sulla salute, sulle sfide dell’italiano e sui rapporti tra le lingue nazionali
Come sta l’italiano in Ticino, confrontato sempre più con nuove culture legate al fenomeno migratorio?
L’aumento in valori percentuali non si manifestava dal 1880 e questo indica che nel 2000 c’è stata una significativa inversione di tendenza. Riguardo al peso e all’importanza del fenomeno migratorio, esso può essere del tutto relativizzato per ciò che riguarda l’italiano e l’italianità: in un’analisi approfondita dei dati relativi alle domande linguistiche contenute nel censimento 2000, Sandro Bianconi afferma che il ruolo dell’italiano come modello di riferimento appare egemone, "è uno degli aspetti forti del processo di assimilazione che coinvolge tutti i diversi, e gli alloglotti in particolare, non solo in Ticino ma anche in tutta la Confederazione".
Le migrazioni costituiscono eventualmente un problema per la scuola, ma questo fa parte delle regole del gioco e lavorando bene gli esiti sono buoni. L’italiano, semmai, mostra segni preoccupanti al di fuori dei confini cantonali, in particolare nella Svizzera tedesca e francese.
Le ricerche dell’Osservatorio linguistico sono intese proprio in questo senso: gli studi che possiamo definire ‘a carattere statistico’ (quelli che propongono un’analisi dei dati del censimento federale della popolazione) sono affiancati da altri, a carattere ‘qualitativo’, che approfondiscono tematiche attuali (il bilinguismo in famiglia, per esempio).
L’ultimo lavoro dell’Osservatorio – "La terza lingua" appunto – è previsto in due volumi (il secondo verrà pubblicato nei primi mesi del 2005) e propone proprio un’analisi sullo ‘stato di salute dell’italiano’, non solo in Ticino (da parte di parlanti ticinesi e alloglotti) ma anche nella Svizzera tedesca, dove fra l’altro sono disponibili i primi dati sull’italiano parlato dalla terza generazione di immigrati italiani.
Lo spazio crescente occupato dall’inglese nell’insegnamento non minaccia lo stato di salute dell’italiano in Svizzera, non comunque dal punto di vista qualitativo, minaccia però la comprensione fra le diverse comunità linguistiche, il rispetto e la tolleranza nei confronti delle lingue minoritarie. L’idea che in Ticino si abbandoni l’italiano per l’inglese è assurda o quanto meno del tutto irrealistica.
Non possiamo obbligare i politici ad ascoltarci, possiamo al massimo alzare il volume della voce.
Il Ticino, forse anche per necessità, mostra maggiore tolleranza e rispetto nei confronti delle due più importanti lingue nazionali, il tedesco e il francese, e se in un futuro uno svizzero tedesco ci chiederà in inglese se è disponibile una camera in albergo per passare qualche giorno di vacanza in Ticino, noi potremo rispondergli in tutta tranquillità: "Natürlich, Sie sind herzlich willkommen". In questo senso potremmo dire che il Ticino e il Grigioni italiano rispettano maggiormente il principio federalista.
Pesa molto in ogni caso e le decisioni che stanno prendendo i vari cantoni in materia di politica linguistica scolastica sono sintomatiche del peso che viene attribuito all’economia (ma non solo), a scapito dell’identità plurilingue del nostro paese. Va comunque tenuto presente che la maggior parte degli scambi commerciali si hanno ancora con paesi non di lingua inglese, ma tedesca, italiana e francese.
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