«Moschea, il clima di paura è fuori luogo»
Musulmani e Coordinamwento pace e solidarietà insieme per promuovere una petizione popolare a favore del trasferimento a Cajello
Mentre la Lega Nord è in procinto di promuovere una raccolta firme nel quartiere Cajello contro la costituzione della moschea, il Coordinamento Pace e Solidarietà risponde con una raccolta firme di senso opposto. Nell’incontro dal titolo “L’immigrazione in carne e ossa: i problemi quotidiani nelle nostre città”, che si è svolto mercoledì 24 novembre, è nata l’idea di rispondere all’atteggiamento di chiusura dell’amministrazione comunale per aiutare la comunità islamica ad integrarsi in città, senza portare lo scontro a livelli fuori controllo.
Tra il pubblico intervenuto all’incontro erano presenti anche l’imam di gallarate Mohamed Al Mahfoudi e il portavoce del centro culturale islamico Hamid Khartaoui: «Vogliamo collaborare con le Acli e con il Coordinamento Solidarietà e Pace – racconta Khartaoui – per dire con forza che non è la città di Gallarate che non vuole i musulmani, ma è il comune che stimola un clima di paura e di chiusura. Noi abbiamo praticamente acquistato il capannone a Cajello, il rogito è previsto per marzo. Abbiamo intenzione di andare avanti per la nostra strada per una serie di motivi validissimi: primo perché non ci siamo inventati che il posto era disponibile, ma abbiamo parlato con qualcuno del comune, di cui non voglio fare il nome, secondo perché fino a quando abbiamo versato la caparra, nessuno si è fatto sentire o ci ha interpellato. Noi i soldi non li troviamo sugli alberi e non li rubiamo, è assurdo che prima ci permettano di acquistare e poi ci dicano che non possiamo fare dell’immobile quello che vogliamo. Il sindaco non ci riceve, nessuno ci ha impedito di versare la caparra».
Quindi, a sentire le parole del portavoce del centro islamico, la moschea di Cedrate sarà lasciata presto, non appena i lavori a Cajello saranno terminati: «Se il comune non ci voleva – prosegue Khartaoui -, doveva dircelo con chiarezza prima che acquistassimo l’immobile. Il clima di paura creato soprattutto dalla Lega è fuori luogo: io conosco la gente di Cajello, ci ho vissuto cinque anni e so che non hanno nulla da temere e che non c’è odio né rifiuto nei nostri confronti. Non è colpa del sindaco, ma sono manovre politiche di altri: che parlino con noi, non con i giornali».
Il Coordinamento Pace e Solidarietà, per voce di Paolo Gasparoli, appoggia la soluzione Cajello: «La faccenda si è trascinata troppo a lungo, per colpa di un’amministrazione che accampa scuse e motivazioni corrette di fatto, ma che nel contempo impediscono ad un’intera comunità religiosa di esercitare i propri diritti e professare la propria religione. I musulmani sono stati quasi costretti ad arrivare a questo punto: hanno avuto numerose consultazioni con l’ufficio tecnico del comune dopo la notifica dello sfratto da via Peschiera, gli sono state proposte soluzioni alternative troppo onerose per le loro tasche (ad esempio via Confalonieri, 7500 mq di area privata venduta a prezzi inavvicinabili per una comunità non certo ricca come quella islamica) per arrivare infine all’acquisto del capannone di Cajello.
L’immobile è stato acquistato, è in un’area isolata e senza problemi di viabilità. Non si può tornare indietro: il comune deve cambiare la destinazione d’uso e permettere ai musulmani di avere un luogo dove professare la propria religione senza ulteriori problemi. Noi proporremo una petizione che richiami gli articoli 3, 8 e 19 della costituzione, che richiamano i valori della libertà e dei diritti delle associazioni e dei singoli, per dimostrare all’amministrazione comunale che Gallarate non è contro gli islamici, come per altro hanno dimostrato i cajellesi quando sono stati chiamati in causa».
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