“Tempi supplementari”. Pane, calcio e fantasia

Il calcio che racconta Darwin Pastorin è l'affresco di una società, con i suoi cambiamenti, le sue tensioni e i suoi sogni

Darwin Pastorin

È come una grossa valigia, “Tempi supplementari” di Darwin Pastorin. Di quelle valigie che sanno di antico, con lo spago legato attorno, che si possono portare solo a spalla. Roba da emigranti, come lo erano i suoi genitori. Gente capace di racchiudere in poco meno di un metro cubo un’intera esistenza per ricominciare ogni volta con la stessa speranza. E così quando la apri, dentro ci trovi di tutto: dalla palla fatta di calzini con cui lui (Juve) e il fratello Fabrizio (Toro) si sfidavano in derby infiniti nella casa di Torino, ai versi di Guido Gozzano. Una sorpresa continua, come il calcio che piace a lui. Pochi schemi e ripartenze, tanto cuore e fantasia.

“Tempi supplementari” è anche la storia del sogno di un bambino che voleva fare il cronista sportivo e ci è riuscito, di incontri straordinari con uomini che parlavano e scrivevano di calcio per raccontare della vita, di supereroi stampigliati sulle figurine Panini. C’è tanto Sudamerica e saudade in questo libro. Un amore viscerale che proviene dai sensi, ancor prima che dalla ragione. Ricordi di un giornalista che è anche console onorario del Palmeiras, la squadra degli emigranti italiani, che gioca in uno stadio, chiamato Palestra Italia. Un «ingorgo di dialetti», un concentrato di nostalgia e illusioni. C’è la prosa fantastica e malinconica di Osvaldo Soriano, c’è il fatalismo sportivo di Eduardo Galeano e la poesia di Vinícius de Morães. C’è la gratitudine di un giornalista in erba per la durezza paterna di Vladimiro Caminiti e l’ammirazione per la sobria eleganza di Giovanni Arpino.

Il calcio che ci racconta Darwin Pastorin è l’affresco di una società, con i suoi cambiamenti, le sue tensioni e le fragili illusioni, nascoste dietro il doping e i miliardi facili. Show must go on, ma tra un’acrobazia di Del Piero e un’accelerazione di Ronaldo ci sono le guerre che infiammano la terra e le ingiustizie quotidiane che si consumano nel Sud del mondo. E allora lo sport deve diventare il testimone della libertà che fu o che dovrebbe essere. Se ne ricordò Cesar Luis Menotti in occasione dei Mondiali del 1978 nell’Argentina della dittatura militare.  “Tempi supplementari” si legge in una notte, tutto d’un fiato. Memorie e racconti che fanno parte di un unico frammento di vita, impercettibile e infinito come una finta di Mané Garrincha, l’anima salva che conosceva il linguaggio dei passeri.

Il libro
Darwin Pastorin
Tempi supplementari – Partite vinte, partite perse
Feltrinelli
Collana: Universale Economica
Pagine: 144

L’autore
Darwin Pastorin è nato nel 1955 a San Paolo del Brasile, figlio di emigranti veronesi, ha lavorato per vent’anni a “Tuttosport” , è stato direttore della redazione sportiva di Tele+, è direttore di Stream TV. Editorialista de “Il Manifesto”, “Diario della settimana”, “Amica”. Collabora con “La Stampa”, “Liberazione”, “l’Unità”, “Il Messaggero”, “Il Gazzettino di Venezia” e numerosi settimanali e mensili.
Tifa per il Palmeiras, di cui è console onorario in Italia, e per la Juventus

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 30 novembre 2004
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