Università: al via la riforma per il diritto allo studio

Libertà di scelta,certificazione delle strutture, sostegno economico i punti qualificanti

Cambiamento di rotta nel sistema del diritto allo studio universitario in Lombardia. Per venire incontro alle esigenze degli oltre 230 mila iscritti nei 12 atenei lombardi non sarà più la Regione a gestire, tramite gli ISU, i servizi a sostegno degli studenti meritevoli e privi di mezzi ma saranno le università stesse a definire gli interventi direttamente oppure tramite consorzi pubblici anche interuniversitari o soggetti pubblici istituiti appositamente per la gestione del diritto allo studio.

E’ una delle novità contenute nel progetto di legge approvato oggi a maggioranza dalla Commissione consiliare Cultura, presieduta da Pietro Macconi (AN).

«I principi ispiratori del provvedimento – ha detto Macconi – sono la sussidiarietà, per cui alla Regione spetta il compito di programmazione degli interventi e di governance del sistema; la valorizzazione dell’autonomia universitaria, responsabilizzando gli atenei rispetto ai servizi resi; il riconoscimento del diritto allo studio quale elemento strategico per la qualità della formazione universitaria. In pratica – ha aggiunto – si passa da una logica basata sull’offerta tout court ad una logica basata sull’effettiva domanda di servizi da parte degli utenti finali, snellendo e semplificando le procedure delle politiche per il diritto allo studio».

 Cambia anche il rapporto di collaborazione tra Regione ed Università.

«La Regione – ha spiegato Macconi  non intende lasciare sole le Università nella gestione della partita, ma non ne usurpa i diritti e le prerogative. La Regione Lombardia mantiene le funzioni di indirizzo e di controllo, senza addentrarsi in alcun modo nella gestione diretta».

Obiettivi e priorità degli interventi per il diritto allo studio, come accade oggi, verranno, definiti dal Consiglio regionale ogni tre anni mentre la Giunta specificherà i criteri per la destinazione delle risorse finanziarie. Tra gli aspetti che caratterizzano questo provvedimento, che deve ora passare all’esame del Consiglio regionale per la sua definitiva approvazione, va segnalata anche l’istituzione di un Comitato regionale per il diritto allo studio.

Grazie a un sistema di certificazione delle strutture pubbliche e private erogatrici dei servizi, gli studenti avranno inoltre maggiori opportunità di scelta tra i vari atenei, comprese le istituzioni di Alta formazione artistica e musicale (AFAM) e delle scuole superiori per mediatori linguistici.

Lo scorso anno la Regione ha messo a disposizione degli atenei lombardi 89 milioni di euro oltre ai finanziamenti agli ISU pari a circa 79 milioni di euro.

«Occorre favorire l’accesso, la frequenza e la regolarità degli studi – ha sottolineato Macconi – puntando sia al corretto inserimento nella vita universitaria sia facilitando il collegamento università-mondo del lavoro, anche al fine di limitare il fenomeno dell’abbandono degli studi universitari. Secondo l’ultimo rapporto sull’istruzione redatto dall’Ocse, infatti, in Italia quasi il 60% dei giovani che si iscrivono all’Università non completa gli studi. Un fenomeno che contribuisce a rallentare lo sviluppo del nostro Paese».

 

I ritardi nel conseguimento della laurea provocano costi sociali non indifferenti. Ogni anno il Paese deve sostenere una spesa di 7,6 miliardi di euro per sostenere i fuoricorso. Il costo è stato calcolato dal Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario, organismo istituzionale del ministero dell’Istruzione dell’Università. Il calcolo è fatto partendo dalla constatazione che l’universitario medio italiano si laurea a 27 anni, impiegando 8 anni a completare gli studi. Lo studio ha accertato che, ad ogni singolo studente che non riesce a tagliare il traguardo della laurea nei tempi stabiliti, corrisponde un costo sociale che varia dai 15 ai 20 mila euro annui. La facoltà che presenta il maggior numero di persone che non si laureano nei tempi canonici è Scienze Motorie (64%), seguita a distanza da Giurisprudenza (56%) e Scienze Politiche (52%)

Sempre secondo la fonte ministeriale 50mila euro è la cifra che in media spende un laureato (o, nella maggior parte dei casi, la sua famiglia) per completare il ciclo di studi accademici. La principale voce di spesa è costituita dagli alloggi, un problema cronico per il nostro paese, nel quale vi sono appena 32mila posti letto per il diritto allo studio, contro i 150 mila della Francia e i 180 mila della Germania.

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Pubblicato il 24 Novembre 2004
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