Grande successo per Carlo Petrini a Varese
L’intervento del leader di Slow Food al convegno “Cibo, cultura, agricoltura” ha appassionato il pubblico presente
Ore 18: a scuola di Slow Food. Conduce la massima autorità in materia Carlo Petrini. Presso l’aula magna dell’Università dell’Insubria l’inventore del movimento ecogastronomico ha letteralmente inchiodato alle poltrone le centinaia di persone intervenute ad ascoltarlo. Con lui sul palco l’assessore provinciale all’agricoltura Bruno Specchiarelli ed il professor Gioacchino Garofoli, docente di economia regionale allUniversità dell’Insubria.
Petrini in novanta minuti di intervento ha toccato molti dei punti cari alla sua organizzazione. L’attacco ha riguardato il cavallo di battaglia di Slow Food, la difesa della biodiversità: «L’uomo ha diritto al piacere e ciò deve essere condiviso da più persone. Ebbene, abbiamo rischiato di perdere questo diritto a causa della perdita progressiva della biodiversità. Nell’ultimo secolo in Italia si sono estinte sei razze di vacche da latte e cinque razze ovine: solo in seguito si è scoperto che con esse abbiamo perso per sempre alcuni formaggi apprezzati che ora non potremo più riassaporare». La difesa delle biodiversità passa quindi per la salvaguardia della natura. «Il gastronomo moderno deve avere sensibilità ambientale: sarebbe stupido il contrario».
Petrini, un fiume in piena, ha ripercorso anche alcune delle tappe fondamentali di Slow Food. «Quando aprimmo il primo “Salone del gusto” ci presero per matti, ci dissero che il futuro dell’alimentazione stava nella standardizzazione del prodotto. Ora non dico che abbiamo vinto una guerra, però abbiamo dato dignità a prodotti in via di estinzione, abbiamo contribuito a fare rifiorire un’economia attorno ad essi, fatta di turismo, di architettura, di posti di lavoro. Di più: organizzando la rassegna “Terra madre” abbiamo capito che, avvicinando i produttori di tutto il mondo, siamo in grado davvero di formare la più grande multinazionale agroalimentare del globo. Terra Madre è stata una grande iniezione di cultura per i contadini di tutto il mondo: è strepitoso il fatto che ora possano avvicinare le loro tradizioni a mezzi ultra moderni come internet, per mettere in comune le proprie esperienze. Per dar vita a quegli scambi che originano la biodiversità».
Infine il presidente di Slow Food ha voluto lanciare un messaggio un po’ contro corrente riguardo al caro prezzi. «In Italia non si è mai speso così poco per mangiare: solo il 17% del reddito complessivo dei cittadini. Al di sotto di questa soglia potremo acquistare solo porcherie perché i cibi sani hanno un costo. Eppure quando si parla di aumento dei prezzi viene sempre tirato in ballo il settore alimentare e spesso viene fatta ricadere la colpa sui produttori. Ecco, io vi dico che chi fa questi discorsi fa soltanto pura demagogia, da qualunque parte essi arrivino. Il consumatore ha il diritto e il dovere di essere informato sui costi di questo settore. È giusto che sappia che, nel caso del caffè ad esempio, su cento lire spese solo sei finiscono ai contadini, mentre diciotto vanno agli attori della pubblicità. Slow Food è un movimento di resistenza verso questa mancanza di cultura, verso questa deficienza imperante in campo agroalimentare».
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