«Il libro è mio finché lo scrivo»
Nella vita fa il veterinario, ma ha già scritto quattro romanzi. Intervista ad Annalina Molteni
È timida e un po’ schiva. Ha iniziato a scrivere tardi, intorno ai trent’anni, quando la maggior parte delle persone ha già messo da parte i sogni di gloria letteraria. Annalina Molteni invece si mette a scrivere di botto, come se fosse lo sbocco naturale e coerente di una vita passata a fare altro. Lei, infatti, ha scelto la medicina veterinaria. Ama gli animali, in particolare i cavalli, con i quali condivide la sua quotidianità.
Un giorno sulla rivista "Millelibri" di Giorgio Mondadori legge il bando di concorso del premio "Mont Blanc" e, senza crederci troppo, decide di spedire il suo primo romanzo, "La stagione del gufo dorato", che viene selezionato tra i finalisti del premio e subito pubblicato da un editore importante.
«Ha prevalso in me – racconta Annalina – una passione e una visione romantica della vita del veterinario. In realtà dopo qualche anno di professione questa visione svanisce e si rivela parzialmente falsa. Forse è a quel punto che è affiorata la scrittura, come un fiume carsico. Qualche anno prima avevo frequentato anche un corso di comunicazione scientifica, assecondando una vecchia passione giornalistica».
La sua vita ha un’evidente traccia mitteleuropea: nei gesti, nei luoghi dove vive e nelle storie che racconta. Non a caso ama Claudio Magris e con lui i classici russi, a cui non rinuncerebbe per nulla al mondo. Come non rinuncerebbe al suo rifugio di Sarigo, minuscola frazione di Castelveccana, uno splendido borgo sperduto che si affaccia sul Lago Maggiore, «l’ideale per pensare e per scrivere», dove vive con Babuche e Pupa, due scatenati wire fox terrier.
Dopo il promettente esordio, Annalina continua a scrivere. Alcuni editori d livello nazionale si interessano al suo lavoro, ma insieme alle promesse arrivano anche delusioni e attese inutili. In lei, però, prevale la caparbietà della scrittrice. E così prima con un editore locale pubblica "Falsa staffa" – da poco rieditato dalla casa editrice Equitare – e a seguire "Il guado della Maltinta" e "Il palio del labirinto", sempre con l’editore senese. L’incontro con l’editore Riccardo Bassani appartiene alla sua seconda vita di scrittrice. Nonostante il nome centrato sul nobile quadrupede, la casa editrice dà largo spazio alla narrativa nella collana "Equitare per piacere", dove il cavallo è il pretesto per raccontare la vita. A conferma di questa strana alchimia editoriale, Bassani tra i suoi scrittori annovera anche il famoso filosofo spagnolo Fernando Savater.
Negli ultimi anni Annalina si è confrontata anche con la traduzione di alcuni romanzi di autori franco-canadesi, tra cui Jean-Louis Gaudet . Rifugge i clichè e le definizioni facili. Per lei ogni scrittore è debitore verso tutti coloro che lo hanno preceduto e dei libri bisogna amare tutto, compresa la fisicità, l’odore e la consistenza.
«Io scrivo di getto, poi limo, sposto e taglio. Rileggo ad alta voce, perché uno scritto deve suonare, deve avere ritmo, come se fosse una partitura musicale. Penso che nella scrittura la parte fondamentale sia l’istinto o il talento, come qualcuno preferisce chiamarlo, che però viene plasmato e modellato da tutto quello che si è letto prima. A volte, scrivendo, si ha la percezione di accedere ad un mondo che va oltre la natura sensibile delle cose, perché la scrittura è un’esperienza tanto intensa, che una volta terminato il libro non lo sento più come una cosa mia».
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