Ron canta… e si confessa al Teatro Manzoni
Il recital natalizio del popolare cantautore, voluto dalla commissione cultura e società del Decanato, accolto da un pubblico entusiasta
Non è stato solo un concerto, ma molto di più. "Una città per cantare", che la sera di lunedì scorso 6 dicembre ha riempito il Teatro Manzoni di Busto Arsizio è stato prima di tutto un successo di pubblico e un incontro di anime: quella di Ron, cantautore che non ha bisogno di presentazione, e quella di Busto Arsizio, che gli si è stretta incontro in una serata voluta dalla commissione Società e Cultura del Decanato.
Ron ha cantato le sue più belle canzoni, ma anche raccontato il suo rapporto con la fede cristiana, rivalutata sempre più con il passare degli anni. In tal modo il pubblico presente ha potuto scoprire un Ron un po’ diverso da come ce lo si attendeva, senz’altro più autentico e pronto a mettersi in discussione su temi importanti e difficili. Ad esempio, sollecitato dal giornalista di “Avvenire” Massimo Bernardini, Ron ha parlato dell’anima, naturalmente accompagnando alla riflessione la sua canzone dal titolo, appunto, "Anima".
Una fede semplice, quella del "ragazzo di campagna", come Ron, al secolo Rosalino Cellamare, nato in quel di Dorno (PV) (ma la famiglia materna è di Magnago (MI)), ha voluto definirsi.
Durante la serata Ron ha dato fondo al suo migliore repertorio musicale, da “Il gigante e la bambina” a, naturalmente, “Una Città per Cantare”, e alle canzoni del suo lavoro più recente, “Le Voci del Mondo”.
Per "Vorrei incontrarti tra cent’anni", il brano con cui Ron vinse in coppia con Tosca il Festival di Sanremo del 1996, Ron ha chiamato accanto a sè per fare le veci di Tosca Emanuela Fatilli, una ragazza del pubblico, emozionata ma molto brava nell’accompagnarlo.
Erano presenti in prima fila i familiari del cantautore venuti dalla vicinissima Magnago, il Sindaco Luigi Rosa, i parroci bustesi capitanati da Monsignor Livetti e il comico legnanese Max Pisu, per uno spettacolo che, malgrado non abbia registrato il tutto esaurito nonostante l’ingresso gratuito – forse richiedeva una maggiore pubblicità? – è stato indubbiamente una novità interessante e apprezzata, che si spera possa divenire in futuro una tradizione.
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