Antisemitismo: «Un pregiudizio ancora presente»

Adriana Goldstaub del Centro documentazione ebraica contemporanea di Milano incontra gli studenti del liceo scientifico "G. Ferraris" per ricordare il Giorno della memoria

Per non dimenticare. Il 27 gennaio 1945 il tetro cancello sul quale campeggiava la scritta più crudele della storia, “Arbeit macht frei”, fu spalancato dalle forze alleate e dalle truppe sovietiche che si apprestavano a liberare l’Europa dal terrore nazista. Quel 27 gennaio è diventato il giorno della “Memoria”, per far sì che simili nefandezze non si ripetano più nella storia, perchè non sorga mai più un’altra Auschwitz. Alla vigilia della “Giornata della memoria”, lo storico Enzo Laforgia, dell’Istituto Storico “Luigi Ambrosoli” e Adriana Goldstaub, del Centro documentazione ebraica contemporanea di Milano hanno tenuto viva l’attenzione delle classi quinte del liceo scientifico “G. Ferraris” di Varese, nella conferenza dal titolo “Attualità nell’antisemitismo”. I ragazzi hanno partecipato con attenzione, dimostrando interesse su un tema spesso nascosto, spesso taciuto, spesso assunto come un dato di fatto: l’antisemitismo. Le parole dei due storici hanno dimostrato, citando fatti e numeri, che il pericolo c’è ancora e che l’impegno per liberare le menti dal pregiudizio necessita di un percorso ancora lungo da affrontare.

«Parlare di antisemitismo e di razzismo oggi – ha spiegato Laforgia – è attuale. A Varese si ripetono da anni atti di odio razziale spesso tollerati dalla gente e dalle forze politiche. Di esempi di cronaca, io e Michele Mancino, ne abbiamo raccolti moltissimi nel libro “Intolleranze”. Un caso per tutti è rappresentato dalle scritte comparse il 17 luglio scorso nella centralissima piazza Repubblica, dove il termine “ebreo” è utilizzato con un accezione negativa e accostato a simboli neofascisti che riportano la mente all’odio che è sfociato nella Shoah. Ebbene queste scritte sono ancora lì, nessuno ha mosso un dito per rimuoverle, ci si passa davanti e spesso non ci si fa caso. I nostri amministratori hanno lanciato battaglie per tutelare l’ordine e l’aspetto esteriore della città, ma evidentemente queste scritte infami non danno così fastidio.

A Varese gli episodi di odio razziale sono cosa vecchia, a partire dalla tristissima pagina vissuta nel 1977 in occasione della partita di basket tra Varese ed il Maccabi Tel Aviv. Preoccupa l’indifferenza generalizzata, la necessità di giustificare che porta al radicarsi dei pregiudizi. La stessa scelta di Gallarate di celebrare insieme, il 30 gennaio, la giornata della “Memoria” e quella del ricordo delle vittime delle Foibe è deleteria dal punto di vista storico, rischia di relativizzare l’unicità riconosciuta alla Shoah».

«Il pregiudizio antiebraico – ha detto Adriana Goldstaub – stando alle ricerche dell’osservatorio del centro per cui lavoro, è ancora un pericolo presente nel mondo occidentale. Le tipologie di antisemitismo, o antiebraismo, sono molteplici e si rifanno a diverse scuole di pensiero e a diverse tradizioni politiche. A destra, per quanto riguarda una minoranza, è ancora presente un odio con radici biologiche, carico di stereotipi come quello dell’ebreo ricco e potente. Esiste ancora una esigua minoranza di estremisti cattolici che accusa gli ebrei tutti di deicidio e per questo li condanna.

A sinistra c’è una forte polemica anti Israele, che parte da critiche alla politica del governo e arriva, per ignoranza e superficialità, a fare di tutta un’erba un fascio e attaccare gli “ebrei” come responsabili delle nefandezze dei singoli uomini al potere, come avvenuto per le stragi di Sabra e Chatila nel 1982 o dopo la seconda Intifada nel 2001. Il pericolo che si radichino i pregiudizi e che gli stereotipi diventino il normale modo di pensare agli ebrei c’è in tutta Europa, anche in Italia, anche se qui manca l’aspetto violento dell’antisemitismo, se si eccettuano pochi, isolati casi. Altro aspetto pericoloso è quello che porta a vedere complotti ovunque, riconducendo le ragioni degli eventi a singoli uomini, spesso ebrei o di origine ebraica. L’esempio delle Torri Gemelle è emblematico: in tutto il mondo è circolata la notizia assurda, partita da una testa araba, che l’attentato fosse stato organizzato da una lobby ebraica e che per quello non c’erano ebrei al lavoro nel World Trade Center. Poco importa a coloro che sostengono questa folle tesi che gli israeliani morti siano stati 110 e gli ebrei americani deceduti 550».

Si replica il 28 gennaio, ancora al liceo scientifico “G. Ferraris”, ancora alle ore 9. Per non dimenticare.

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Pubblicato il 26 Gennaio 2005
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