«La Cina è un concorrente sleale»
L’intervento dei presidenti provinciali di Cna e Confartigianato in seguito alla lettera di un piccolo imprenditore di Gornate
«Mi devono spiegare perché le regole internazionali sui brevetti non valgono in Cina». La questione dei dazi torna a farsi sentire e ha sottolinearne l’importanza è il presidente della Cna varesina, Daniele Parolo, che riprende una lettera al direttore giunta alla redazione di VareseNews.
Nella lettera, Massimo Cremona, titolare di una piccola azienda di stampaggio e costruzione stampi di Gornate Olona, riportava la questione proponendo la propria esperienza: «Se riusciremo a creare un movimento di opinione in grado di farsi ascoltare da chi ci governa – spiega Cremona a conclusione della propria lettera -, forse il futuro non è ancora compromesso e anche il popolo cinese potrà ottenere quel giusto riconoscimento sociale, a patto che usi le stesse regole che a noi sono giustamente imposte per il bene comune globale non disgiunto dai problemi di eco-equilibrio troppo spesso dimenticati. Concludendo, la concorrenza può esistere solo se è praticata a pari condizioni: tutela dell’ambiente, salvaguardia dei diritti fondamentali dei lavoratori, protezione delle idee e dei brevetti frutto spesso di molto lavoro».
«Riprendo volentieri l’articolo dell’ing. Cremona – aggiunge Parolo – in quanto condivido la sua posizione, ritengo che se anche la Cina è una grande opportunità per le nostre imprese, in questo momento senza regole commerciali è solamente un concorrente sleale e senza regole. Perchè i prodotti di importazione in Cina hanno pesanti restrizioni? Perché i prodotti “made in Cina” non vengono marchiati per quello che sono e non “made in italy” per esempio? non ultimo il problema delle condizioni di lavoro già citate dall’ing. Cremona».
Nella lettera, l’imprenditore di Gornate aveva infatti puntato il dito sul problema dei lavoratori: sottolineando come sia anche colpa degli industriali italiani che adoperano la «nuova spregiudicata filosofia di licenziare operai, chiudere fabbriche, evitare investimenti e comperare prodotti finiti in Cina per rivenderli con grandi margini di guadagno in Italia e tutto questo con il beneplacito consenso dei nostri politici litigiosi».
Il presidente della Cna varesina spera quindi di poter proseguire sulla strada indicata anche dall’imprenditore di Gornate. «Per fare in modo che la voce dell’imprenditoria artigiana e della piccola media impresa sia ascoltata – conclude Parolo -, una buona occasione l’abbiamo con la prossima mostra del tessile, dove tra l’atro si dibatterà proprio sul tema della tracciabilità dei prodotti e sulla difesa del “made in
italy”».
Anche il presidente della Confartigianato varesina, Giorgio Merletti, condivide diversi punti dell’imprenditore di Gornate Olona: «Certo nello sfogo dell’imprenditore ci sono delle forzature e delle esagerazioni, date da una persona che sta vivendo probabilmente un momento drammatico, ma c’è anche molta verità. Molte cose sono codnivisibili come quando si riferisce ad alcuni grandi imprenditori del nostro paese: se si pensa che la stessa Ferrari, importa gran parte della componentistica, questa logica desta parecchie perplessità. Inoltre, non è in crisi solo il settore delle materie plastiche, che vive un momento difficile, nel nostro territorio è in cirisi anche il tessile e nessuno sembra sognarsi di fare qualche cosa per affrontare la situazione».
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