La musica farà grande Varese

Vittorio Quattrone ripercorre le tappe della sua Four one e, dopo i successi di Como, racconta i suoi progetti anche per la nostra provincia

A Cernobbio quel giorno non si trovava una birra in tutta la città. In molti non potranno dimenticare quella data. Tra loro certamente Vittorio Quattrone che aveva scommesso tutte le sue carte sull’arrivo di Phil Collins e sul suo The Rhythm on the lake: il primo festival rock e non solo sul lago di Como.
A quattro anni di distanza la Four one "sbarca" a Varese organizzando serate di musica con grandi artisti in teatro e macina successi su successi. «Una stagione riuscita con sette concerti andati davvero bene. Speravamo in una buona risposta della vostra città, e questa c’è stata. Ora ci vuole più coraggio, dobbiamo pensare più in grande e progettare da subito eventi più importanti».
Vittorio Quattrone è un ottimista. La sua carriera come organizzatore di eventi inizia negli anni ’90 a Como dopo una lunga collaborazione con la Trident agency di Milano. «Ci conquistammo gli spazi del teatro sociale. All’inizio fu un’operazione soft perché non c’era una tradizione musicale legata al rock. Portammo autori di grande fama e che non avrebbero fatto gridare allo scandalo per l’uso del teatro sociale. Poi via via arrivarono tutti i big della musica leggera. Iniziammo allora a pensare a un festival estivo, che portasse anche i grandi nomi internazionali e così nacque The Rhythm on the lake. Fu proprio Phil Collins il primo cantante di grande richiamo. A Cernobbio per mesi non si è parlato di altro dopo il concerto. Una data storica perché arrivò gente da ogni parte d’Italia per ascoltare Collins».

Come è andato il festival negli anni successivi?
«Sempre meglio. Noi abbiamo scelto un modello particolare. Tante date diverse e anche location diverse. Questo comporta molto più lavoro, ma esalta le caratteristiche di un territorio e permette di sfruttarne al meglio i luoghi più belli. In questi anni sono passati i nomi più importanti della musica italiana insieme a tanti artisti internazionali. Gli ultimi, nel luglio del 2004, sono stati Dido, Bob Dylan, Deep Purple».

Come mai vi siete lanciati su Varese?
«E’ una normale evoluzione del nostro lavoro. Qualcuno potrebbe credere che dopo i grandi eventi quali gli i-Tim tour o i concerti con Paul McCartney e poi Simon and Garfunkel a noi sarebbe interessata solo una dimensione nazionale o internazionale, ma non è vero. Certo quegli eventi hanno dimostrato come oggi la Four One sia una struttura matura e capace di organizzare anche eventi mondiali, ma a noi piace lavorare sul nostro territorio. Siamo nati a Como e, dopo aver aiutato quel territorio a sviluppare una cultura musicale, ci piacerebbe allargare i confini. La possibilità di lavorare con il teatro di Varese è stato così una bella sfida e possiamo dire di averla vinta, di aver messo le basi per fare un lavoro sempre migliore».

Grande soddisfazione allora?
«Si, davvero una bella premessa a un lavoro in più grande stile. Quest’anno abbiamo realizzato sette date e sono andate tutte bene. Il rapporto con il Teatro di Varese è stato ottimo. La città ha reagito bene. Si capisce subito che c’è fame di musica. E’ andato molto bene anche il festival della lirica organizzato ai giardini Estensi. Ora vogliamo allargare il nostro festival estivo».

Portare a Varese lo stesso di Como?
«Si, ovviamente con molte più date. Questo diventerebbe l’evento dell’anno per tutto il nord Italia. Siamo convinti che funzionerebbe perché ormai la nostra esperienza sul versante lariano è consolidata. Con Varese il territorio coinvolto sarebbe di almeno 4 milioni di abitanti, in verità poi, dai dati degli anni passati siamo fiduciosi di allargare il numero degli spettatori stranieri. Partiamo da una base del 20% e non è male. E’ un’occasione unica per sviluppare anche il turismo. A Como la cosa è funzionata non vedo perché a Varese dovrebbe essere diversamente. Certo occorre crederci e investire in un progetto almeno triennale. Un progetto che coinvolga tutto il territorio, dagli operatori turistici fino agli enti pubblici»

Ha già qualche anticipazione per il 2005?
«Per il festival l’ultimo dei problemi sono gli artisti. Prima occorre valutare se ci sono le condizioni anche perché una simile iniziativa non può vivere solo grazie alla risposta del pubblico. Occorrono sponsor e soprattutto un coinvolgimento di tutti gli interessati. Comunque sul versante artistico abbiamo già contatti con Simple red, Joe Cocker, Tracy Chapman e Sting. Varese e Como insieme farebbero di questo festival un evento di grandissimo richiamo per tutto il nord Italia».

In attesa di sapere se si riuscirà a fare anche a Varese il festival il vostro lavoro con il teatro come procede?
«
Bene. Il 13 febbraio arriva Elisa, poi in marzo van de Sfroos e in maggio Gino Paoli con la Vanoni. Siamo contenti di questa collaborazione. La Four One è aperta a questi rapporti perché oltre a essere il nostro lavoro diretto, queste operazioni sono importanti anche sul versante culturale e sociale»

Cioè?
«Il primo aspetto perché si possa continuare a lavorare in questo settore non è di itpo economico, ma culturale. Se non si sviluppa una cultura attenta alla musica, dopo i successi iniziali non si va oltre. Oppure si organizzano solo date certe di successo, ma anche questa politica ha le gambe corte perché è possibile entrare nei circuiti che contano solo se garantisci tante date e anche qualcuna a grande rischio. L’altro aspetto importante è quello sociale. Noi muovamo grandi numeri e ci sembra importante destinare una parte degli incassi a iniziative di promozione sociale. Ogni anno decidiamo degli interventi. In passato abbiamo scelto di destinare un’euro per ogni biglietto staccato al 118 e poi all’Aism. Fa parte di una scelta che vede il nostro lavoro non come una semplice attività di business»

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Pubblicato il 03 Gennaio 2005
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