Musica in…dialetto con “Note e radici”

L'iniziativa di promozione della lingua locale a cura della Provincia

La Provincia di Varese da tempo organizza  varie iniziative di promozione della lingua locale. Non è un’opera di riesumazione di una “lingua” che alcuni erroneamente ritengono morta.

E’ la riscoperta di un linguaggio che è più che mai vivo, anzi “vitale” e rintracciabile  lungo vari percorsi letterari, teatrali, artistici di elevato spessore. Dalle contaminazioni letterarie e teatrali del corso  Del buon uso del dialetto” al concorso di musica in lingua locale intitolato “Note radici”,  lo scopo dell’assessorato è univoco: dimostrare la vitalità di una lingua incomparabile per evocare emozioni, tracciare profili psicologici, cogliere l’anima di un popolo attraverso la sua  più profonda esperienza parlata, la sua “parola”.  Ecco che allora abitare  nelle province di Varese, Como o in Canton Ticino; suonare da solo o in gruppo; scrivere o comporre canzoni in uno dei dialetti di queste zone,  sono altrettante occasioni per partecipare a questo festival concorso indetto dalla Provincia di Varese in collaborazione con  Il Fico d’India Cabaret” e con la “Pongo edizioni”.

 “L’idea ci è venuta – spiega Giangiacomo Longoni, assessore provinciale al Marketing Territoriale e all’Identità Culturale – pensando a quanto patrimonio di cultura musicale racchiudano le terre di confine come le nostre. Terre che hanno una loro storia, una tradizione ricca di contenuti che si adattano perfettamente ad essere tradotti in musica. Guardate che cosa ha saputo fare Van de Sfroos…”  Note Radici è dunque un percorso non solo dentro la cultura dell’area insubrica ma ovunque c’è cultura,  per rievocare la prima e soprattutto arricchire la seconda  anche con la nascita di nuovi gruppi artistici vernacolari. Perché la cultura della musica e di tutto quello che la musica sa esprimere  passa anche attraverso il fraseggio tipico della tradizione vernacolare che spiega con suoni e fonesi tutte particolari, situazioni, stati d’animo, molto più delle lingue ufficiali che rischiano di perdersi nel “tecnicamente” funzionale o nella pochezza minimalista. 

E così l’anima e la storia di un popolo spesso si smarriscono  quando non scompaiono del tutto. “Invece, questa è  proprio l’occasione   per continuare a contaminare la nostra esistenza con l’antico che può fondersi  nel nuovo, aggiungendo così nuovi significati. E   – conclude Longoni – in un presente troppo indifferenziato, spesso dominato dal mercato dell’effimero,  abbiamo paradossalmente bisogno  di memoria e  di radici per rinnovarci, orientarci e sentirci  più saldi, completi”.

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Pubblicato il 14 Gennaio 2005
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