Centrosinistra compatto contro la finanziaria

Presidio unitario della Gad a Busto Arsizio in Piazza Santa Maria

Contro la finanziaria 2005, compatti nel denunciare senza mezzi termini «una truffa ai danni degli italiani». Così si presenta la Grande Alleanza Democratica a Busto Arsizio, nella centralissima piazza Santa Maria: con un presidio di protesta contro la politica economica del governo e i suoi riflessi locali, ma anche – e qui si sente già aria di campagna elettorale – contro le politiche del Pirellone. Dalla Margherita a Rifondazione, dai Comunisti Italiani ai DS e ai socialisti, non mancava nessuno, a simboleggiare il ritrovato spirito unitario nelle file del centrosinistra.

Carlo Cattaneo, segretario cittadino di Rifondazione Comunista, apprezza lo spirito unitario del presidio di piazza Santa Maria in vista dell’appuntamento con il voto regionale. «Siamo qui per far passare il concetto che questa è una finanziaria antisociale, e che la riforma fiscale beneficia solo i ricchi. Il problema dell’Italia e della Lombardia non è la pressione fiscale, ma il livello salariale. Occorre una vera politica dei salari, per renderli adeguati al costo della vita, poi si potrà parlare di riduzioni fiscali. Finché chi lavora vivrà di contratti temporanei da fame e che non garantiscono nulla per il futuro, non vi sarà ripresa dei consumi e dell’economia». «Con la denuncia delle falsità del governo iniziamo il percorso che ci condurrà alle elezioni regionali» aggiunge Valerio Mariani per la Margherita. Sulla stessa falsariga anche Umberto Colombo, della segretaria provinciale Cgil: «Finanziaria iniqua e sbagliata, contro la quale il sindacato si mobilita a difesa del lavoro».

Erano presenti vari candidati alle prossime elezioni regionali e due segretari provinciali di partito, Stefano Tosi (DS, a sinistra nella foto con Ovidio Di Paolo, consigliere comunale dei Progressisti) ed Ennio Melandri (Comunisti Italiani). «Siamo di fronte ad una finanziaria che non investe sul futuro del Paese» riflette Stefano Tosi. «Guardando alla situazione lombarda, vediamo infrastrutture sempre più carenti, specie nel campo dei trasporti, che necessitano di grossi investimenti e invece vengono lasciate vegetare, a tutto danno degli utenti. Ed è anche comprensibile, dal momento che la finanziaria ha prosciugato i trasferimenti agli enti locali, lasciandoli privi di risorse».

Ma anche il problema della sanità e dei servizi sociali attira l’attenzione dell’esponente diessino. «Tagliati i fondi, imposta la concorrenza tra pubblico e privato, cosa rimane? La Regione o dovrà generalizzare i ticket, o taglierà le prestazioni sanitario-assistenziali garantite ai cittadini». Come riprendere la crescita interrotta? «Bisogna tornare ad investire nell’industria, l’Italia è rimasta indietro nei settori di punta. Il governo disperde le risorse limitate con interventi a pioggia, privi di una priorità». Sulla stessa nota insiste anche Ennio Melandri: «Con le politiche della Giunta Formigoni si è solo ottenuto di azzoppare la locomotiva lombarda: ora la nostra regione, più che trainare l’Europa, ne è trainata. Formigoni presenta una Lombardia virtuale, che esiste solo nella sua troppo alta opinione di se stesso: i suoi dieci anni al potere hanno danneggiato seriamente la regione».

Fra gli esponenti locali, duro il giudizio di Nicola Ruggiero, consigliere comunale per i Progressisti: «Qui si svela una grande verità, cioè che le promesse di Berlusconi sono una burla. Le tasse ridotte in busta paga – molto più ai ricchi che non ai ceti medi e ai lavoratori – vengono più che compensate dall’impennata delle tariffe e dei tributi imposti dagli enti locali, strangolati dal tracollo dei trasferimenti di denaro dallo Stato. In altre parole la pressione fiscale aumenta soprattutto per chi ha di meno, perché a crescere sono soprattutto le imposte indirette, quelle “uguali per tutti”. Quest’anno saranno i lavoratori a rendersi conto del bluff, ma con i pagamenti dell’anno prossimo, dopo le elezioni, se ne accorgeranno anche le imprese. Frattanto il fisco deve restituire ancora 21 miliardi di euro ai contribuenti e non può farlo, perché manca la copertura finanziaria».

 

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Pubblicato il 05 Febbraio 2005
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