Incentivi agli infermieri, sull’esempio dello sconto benzina
Intervista al vicepresidente del consiglio regionale Giusepe Adamoli sull'emergenza sanità. «Rotasperti? Un fedele esecutore»
Il "fuoco amico" ha fatto qualche vittima tra i politici coinvolti nella sparatoria di centrodestra avvenuta all’ ospedale di Circolo. Si può capire il silenzio fatto calare sulla vicenda, ma è dovere di cronista far conoscere il pensiero di chi per la sanità e per l’ospedale, su mandato degli elettori, in questi anni ha fatto molto. E Giuseppe Adamoli per il suo profilo di amministratore, per competenza specifica ed equilibrio di giudizi formulati dai banchi dell’opposizione ci è parso particolarmente indicato.
Da quanto tempo consigliere Adamoli all’ospedale di Circolo è sul tappeto la questione del Pronto Soccorso e dei posti letto e non è stata ancora risolta! Ci saranno responsabilità del dg Rotasperti, ma non inferiori saranno state quelle dei suoi superiori, amministrativi e politici.
Che vi siano responsabilità che vanno al di là del Direttore Generale è un fatto certo. All’inizio dell’esperienza di Rotasperti a Varese ero entrato fortemente in polemica con lui perché in qualche occasione aveva compiuto una difesa d’ufficio della Sanità regionale che non gli competeva. È sempre stato un fedele assertore ed esecutore delle scelte politiche regionali. Vederlo oggi scaricato in questo modo per ragioni che hanno molto a che fare con le lotte di potere interne alla Casa delle Libertà, mi sembra indecoroso.
La vicenda del Pronto Soccorso è all’ordine del giorno da molto tempo e avrebbe potuto e dovuto essere risolta prima. Tuttavia i suoi problemi si possono far risalire anche a fattori che vengono dall’esterno. Dobbiamo domandarci se è sempre giustificato il ricorso massiccio al Pronto Soccorso per dare risposte a domande che potrebbero essere soddisfatte da altri soggetti sanitari non ospedalieri. Il fatto è che la medicina sul territorio in questi anni è stata indebolita se non, in molti casi, cancellata.
E poi c’è anche un altro problema: se non ci sono strutture per accogliere i post-acuti (e queste si sarebbero dovute creare) non si liberano i posti letto necessari per accogliere molti pazienti nuovi. E infine l’aumento dei posti letto, necessario subito, deve essere accompagnato da un forte investimento in tecnologie perché, ad esempio, lo svolgimento degli esami diagnostici possa essere rapido ed efficiente.
L’ospedale è sceso a 537 posto letto: vero che sono aumentate le prestazioni in day hospital e ambulatoriali, ma la capacità ricettiva a fronte della forte domanda appare assolutamente inadeguata. Se il nuovo ospedale (Varese lo deve a Lei che fu capace di "soffiare" il finanziamento ai comaschi) avrà 750 posti perché oggi non si rispettano i parametri previsti dalla legge e si fa penare i varesini che hanno il diritto di essere curati nel loro ospedale?
La ringrazio molto perché ricorda sempre l’origine vera del finanziamento di 200 miliardi di lire per la costruzione dell’Ospedale di Varese. Nel merito ritengo che il taglio dei posti letto fatto in questi anni sia stato un grave errore. Non c’è dubbio che il numero complessivo dei letti attivi è inferiore a quello che l’Ospedale potrebbe e dovrebbe avere. Devo però anche riconoscere che rispetto al passato è diminuita la quantità dei trasferimenti ad altri ospedali e che l’incremento dei posti dedicati alla rianimazione ha dato un risultato importante. Il nuovo Ospedale dovrà rafforzare questa direzione e spero che questa sarà una scelta da tutti condivisa.
Che cosa c’è di realmente sbagliato nella filosofia formigoniana in ordine alla cura della salute?
Formigoni, dieci anni fa, aveva ereditato un buon livello di sanità regionale. La sua Giunta ha subito scommesso sulla automatica e positiva regolazione del mercato pubblico-privato in sanità, ma l’automatismo non ha funzionato ed ha creato soltanto una spesa aggiuntiva a favore dei privati e oggi ne paghiamo le conseguenze.
Sono stati poi introdotti carichi sempre maggiori per il cittadino – addizionali IRPEF e ticket – per tentare di coprire il disavanzo e i provvedimenti che sono stati attuati (blocchi delle assunzioni, tetti di spesa) si sono trasformati in duri colpi per la stabilità del sistema.
Lei come imposterebbe la soluzione dei problemi?
Il sistema sanitario regionale deve superare l’attuale impostazione esclusivamente improntata alla riduzione della spesa nella sanità pubblica e sull’aziendalizzazione esasperata degli ospedali. Bisogna reintrodurre un principio di programmazione, valutare nel merito i servizi erogati, confrontarsi con le autonomie locali e mettere sempre al centro i bisogni del paziente. Occorre ripensare gli ospedali e ridefinire il ruolo eccessivo dei Direttori Generali. Oggi si crogiolano nel loro potere, ma alcuni cominciano a pagarne le conseguenze e soprattutto rischiano di pagarle i cittadini.
E tornando a Varese, dove un esperto di sanità come il senatore Tomassini al momento ha suggerito solo l’eliminazione dei vertici ospedalieri, quale indicazione darebbe per il Pronto Soccorso e il problema degli infermieri ?
I vertici ospedalieri sono stati collocati alla guida dell’Azienda sulla base di una scelta fiduciaria di chi governa in Regione Lombardia e cioè dei partiti del Centrodestra. Il senatore Tomassini sostiene che tutto va bene nella politica regionale e che il guasto sta negli interpreti locali. In altre circostanze ci avevano detto che tutto marciava benissimo. Siamo davanti all’ennesima prova della confusione che regna sovrana.
Per quanto riguarda i ricoveri urgenti, l’aumento dei posti letto complessivo è un traguardo da perseguire subito, senza aspettare il nuovo ospedale. Mi auguro poi che si cominci a trattare seriamente, anche e soprattutto in Regione, la questione delle cure per chi ha terminato la fase acuta dentro l’ospedale e che una volta dimessi vengono caricati sulle spalle delle famiglie che spesso non ce la fanno a sopportarne il peso.
Infine occorre rendersi conto che i nostri infermieri sono fortemente attratti dalle opportunità di lavoro e di stipendio che sono offerte dalla Svizzera, ma non possiamo permetterci di perdere risorse così decisive e qualificate. Una riflessione, come quella che ha portato alla introduzione della fascia di sconto sulla benzina, sulla peculiarità della nostra zona (e penso soprattutto agli ospedali del Verbano) deve essere iniziata. Varese deve fare sentire di più e meglio la sua voce in Regione per avere una risposta concreta e adeguata.
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