«Per la Azimonti vogliamo certezze»
Il delegato RSU Michele Palazzo espone le preoccupazioni dei 35 dipendenti della storica ditta tessile olgiatese, che da giorni occupano la fabbrica dopo l'improvvisa chiusura
L’occupazione della Azimonti di Olgiate Olona da parte dei 35 dipendenti, lasciati improvvisamente senza lavoro nè paga da martedì 8 febbraio, prosegue: i lavoratori non vogliono assolutamente mollare, come conferma a Varesenews il delegato sindacale della Rsu Michele Palazzo. «Non solo non molleremo, ma vogliamo allargare il tiro. Questo perchè, purtroppo, quello della Azimonti non è certo un caso isolato. Anche la Centenari & Zinelli di Cuggiono, nel Milanese, non è in condizioni molto migliori delle nostre: guardacaso condivide con noi lo stesso azionista di maggioranza». Pesanti le accuse che i lavoratori rivolgono alla dirigenza, accusata di non essersi interessata al valore industriale della Azimonti. Più in generale, si contesta una mentalità utilitaristica, oggi molto diffusa, che porta vari imprenditori a disinteressarsi della produzione a condurre al fallimento aziende che, in taluni casi, potrebbero continuare a produrre senza eccessive difficoltà.
«In questi giorni ci stiamo mettendo in contatto con i Sindaci dei Comuni dove risiedono i dipendenti della Azimonti: Olgiate Olona, Castellanza, Gorla Minore, Samarate» aggiunge Palazzo. «Al di là dell’aiuto immediato che ci può venire dai Comuni sotto forma di prestiti – non chiediamo la carità – in attesa di poter usufruire della procedura di mobilità, vogliamo coinvolgere la provincia di Varese in un discorso più generale relativo al grave declino della base industriale territoriale. Non siamo più in quei periodi in cui, quando falliva un’azienda, i lavoratori venivano rapidamente ricollocati altrove. No: oggi le aziende chiudono e nessuna prende il loro posto, e , peggio ancora, i loro dipendenti».
Ai lavoratori della Azimonti preme sapere, entro la prossima settimana, qualcosa di certo sul previsto fallimento dell’azienda. Palazzo esprime il timore dei lavoratori che la proprietà possa ritardare di uno o due mesi il fallimento, tenendo "a bagnomaria" gli ex dipendenti che occupano la fabbrica e cercando, diciamo così, di prenderli per sfinimento; oppure che sia il giudice stesso a rifiutare la procedura di fallimento della Azimonti. «Se entro la settimana prossima non sapremo nulla di sicuro, la lotta si farà più dura, passeremo a nuove iniziative che faranno notizia» annuncia Palazzo. «È anche possibile che si debba resistere qui senza più luce e riscaldamento (che per ora ci sono ancora, ndr): in tal caso chiederemo l’assistenza dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile se necessario, ma non cederemo. E dirò di più: qui abbiamo le competenze per rimettere in funzione almeno una parte di questa fabbrica, che ha un secolo di storia alle spalle». Tra le ipotesi c’è infatti quella di fondare una cooperativa e proseguire la produzione con una parte dei materiali e dei macchinari presenti, se gli sviluppi della situazione lo consentiranno.
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