«Quella di mio nonno fu una scelta di libertà»
Intervista al nipote di Calogero Marrone, l’uomo che salvò centinaia di ebrei dallo sterminio. Il 19 febbraio tornerà dall’Inghilterra nella sua città per l’intitolazione della piazza al nonno
Si è presentato con una e-mail cordiale e discreta: «Buongiorno sono un nipote di Calogero Marrone…» . Chiedeva notizie dell’intitolazione della piazzetta a suo nonno, l’impiegato dell’anagrafe del Comune di Varese che, durante l’occupazione nazifascista, aveva salvato centinaia di ebrei in fuga verso la Svizzera, per poi essere deportato a sua volta a Dachau, dove morì nel febbraio del 1945.
Il mittente di quella e-mail, Maurizio Meinardi, oggi vive in una cittadina dello Yorkshire, è sposato con Krystina, una cantante soprano inglese, che a sua volta aveva vissuto in Italia per vent’anni, e ha due figli. A Varese Maurizio c’è rimasto fino al 1993, anno in cui decise di chiudere la sua piccola tipografia, a causa della recessione, per trasferirsi in Gran Bretagna. Attualmente lavora nella cucina di un ospedale. «Ho spadellato anche in ristoranti italiani della zona, d’altronde la cucina italiana è la mia vera passione», dice con tono scherzoso.
Sabato 19 febbraio ritornerà nella sua terra di origine per essere presente alla cerimonia in onore di Calogero Marrone con l’intitolazione di una piazzetta (la cerimonia è in programma alle ore 10.30 all’"Area Cagna" di Biumo Inferiore. Interverranno il sindaco, Aldo Fumagalli e il presidente del consiglio di circoscrizione 1, Andrea Porrini).
Quando ha scoperto la verità su suo nonno?
«La verità mi era nota fin da quando ero piccolo, ma leggendo il libro (Un eroe dimenticato, di Franco Giannantoni e Ibio Paolucci Edizioni Arterigere ndr) è stato tutto molto più chiaro e ho appreso avvenimenti a me prima sconosciuti».
In famiglia si parlava della vicenda oppure era un argomento intoccabile?
«Sì, se ne parlava, ma limitatamente. Penso che facesse soffrire troppo mia mamma».
Che idea si è fatto della questione relativa all’intitolazione della via a suo nonno e delle polemiche che ne sono seguite?
«Delle polemiche non mi stupisco perché ne avevano già fatte qualche anno dopo la sua morte. So che già ai tempi mia nonna aveva rifiutato l’invito a dedicargli una via perché diceva che erano gli stessi che l’avevano tradito».
Sulla memoria in Italia ci sono molte polemiche, lei all’estero ha la stessa percezione?
«No, mi sembra che la polemica sia solo in Italia, qui, sulla memoria storica, non tira aria di polemiche».
Calogero Marrone verrà ricordato come uno degli uomini "giusti" nella vicenda dello sterminio degli ebrei in Europa, insieme a Giorgio Perlasca, Oscar Schindler e pochi altri. Sente una responsabilità particolare verso questa eredità morale?
«Certamente. La scelta di mio nonno fu una scelta di libertà e io mi sento moralmente legato a quella idea di libertà»
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