Storia di un lampione pendente da un anno
L'impianto di illuminazione si appoggia alla biblioteca a causa di un incidente. Nessuno interviene
Ad ogni città i suoi monumenti pendenti: a Pisa la torre, a Busto Arsizio il lampione (foto) di fronte alla Biblioteca Civica. Ma in questo caso, più che con un’attrazione turistica, abbiamo a che fare con una "panne" burocratica. Si potrebbe sintetizzare così la lunga vicenda che vede coinvolti l’amministrazione comunale bustocca, l’Agesp ed Enel Sole. I fatti: nella primavera scorsa un mezzo Agesp (un pullmann, sembrerebbe) con una maldestra manovra in retromarcia andò ad urtare il lampione, che si inclinò fino ad appoggiarsi al muro dell’adiacente ala della Biblioteca.
Con il passare delle settimane e dei mesi, complice il fatto che il lampione continuava a funzionare regolarmente – essendo rimasti intatti i cavi di collegamento alla rete elettrica – ben poco si è mosso per dare una "raddrizzata" alla situazione. Infatti, dopo alcuni solleciti partiti dalla Biblioteca stessa, benchè il Comune si fosse attivato per far sistemare il danno e l’Agesp avesse rapidamente riconosciuto la propria responsabilità, poco o nulla è stato fatto. Chi, in ultima analisi, avrebbe dovuto risistemare il lampione nel modo corretto era Enel Sole, proprietaria degli impianti di illuminazione cittadini. Intanto i numerosi frequentatori della Biblioteca continuavano a passare sotto il lampione, stupiti di vederlo sempre in quelle condizioni, e un po’ preoccupati per la sua stabilità.
«Enel Sole ha tergiversato un po’ circa l’assicurazione – che scatta in questi casi, quando si ha un responsabile del danno che è parte terza, cittadino o impresa» afferma il geometra Flavio Zacchi, che si occupa delle pratiche relative all’illuminazione presso l’Ufficio Lavori Pubblici del Comune di Busto Arsizio. «Quello che abbiamo ottenuto finora da Enel Sole è la dichiarazione che il lampione, così com’è ora, non costituisce un pericolo, in quanto ancora saldamente incardinato» (nella foto a sinistra, il basamento danneggiato). Perlomeno la pubblica incolumità sarebbe assicurata, dunque: molto meno l’effettivo raddrizzamento del lampione. «L’ultima tappa di questa lunga storia, che si trascina ormai da quasi un anno, è una lettera di sollecito che ho inviato a Enel Sole poche settimane fa, ma finora nulla si è mosso» ricorda Zacchi.
Si attende ora che chi di dovere – ossia l’azienda elettrica – provveda a sistemare una situazione che, per quanto originale, non è esattamente quella prevista in origine; prima che a qualcuno venga in mente di chiamare il Gabibbo…
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