Cgil, Cisl e Uil unite contro la crisi del tessile

Presentato lo sciopero nazionale dell'8 marzo: 37.000 lavoratori coinvolti tra Varesotto e Alto Milanese

Uno sciopero anomalo, più "per" qualcosa che "contro" qualcosa. È con questo spirito che l’8 marzo i 580.000 lavoratori italiani del settore tessile-abbigliamento-moda saranno chiamati alla mobilitazione, otto ore di astensione dal lavoro e manifestazioni di piazza per richiamare l’attenzione sulla "notte profonda" di questo fondamentale comparto industriale.

A presentare presso la Camera del Lavoro di Busto Arsizio le manifestazioni nel Varesotto e Legnanese-Alto Milanese (rispettivamente 25.000 e 12.000 addetti, con un 10-15% di posti di lavoro a rischio), sono rappresentanti di tutte e tre le sigle sindacali: Antonio Ciraci per la Filtea-Cgil di varese, Francesco Di Salvo di Filtea-Cgil Legnano, Claudio Belloni e Giuseppe Oliva per la Cisl rispettivamente di Varese e Legnano, Massimo Mazza per la Ulita-Uil Legnano. E sarà proprio la città del Carroccio ad ospitare la manifestazione di martedì 8 marzo, a partire dalle 9,30. «Abbiamo deciso di farla partire in via Palestro di fronte alla sede della Manifattura di Legnano, che con i suoi 1200 dipendenti circa tra Alto Milanese e Varesotto è la più importante filatura d’Europa» spiegano i rappresentanti sindacali.

Lo sciopero non è tanto rivolto contro le aziende (la crisi è talmente grave che imprenditori e sindacati ormai sono concordi nel denunciarla e cercare gli strumenti per uscirne), a parte quelle che delocalizzano all’estero, quanto contro un governo finora sordo alle richieste dei sindacati – e c’era da attenderselo – ma anche degli stessi imprenditori. «L’iniziativa non nasce dal nulla, dietro ci sono l’accordo del 21 ottobre 2004 con i datori di lavoro per un appello al governo che è rimasto del tutto inascoltato, poi la grande manifestazione del 21 gennaio scorso a Milano, infine la petizione per il commercio equo e trasparente, firmata da oltre 100.000 lavoratori» spiegano ancora i sindacalisti. Sarà, questa dell’8 marzo, la più grande mobilitazione dei tessili da vent’anni a questa parte.

I lavoratori hanno un ventaglio di richieste che va da quelle "tattiche" per risolvere i problemi del "qui e ora" a quelle "strategiche" o di lungo corso. Le prime coincidono soprattutto con la richiesta di estendere la possibilità della cassa integrazione anche alle aziende sotto i 15 dipendenti: l’11 marzo a Villa Recalcati un incontro tra sindacati, imprenditori e Provincia di Varese dovrebbe portare a felice conclusione l’accordo. Ma non finisce certo qui, perchè il problema è strutturale: i sindacati e gli imprenditori a una voce chiedono che il governo si dia da fare in sede europea per ottenere politiche commerciali eque nei rapporti con colossi emergenti come la Cina, basate su una effettiva reciprocità delle regole, con un reale controllo della filiera produttiva delle merci importate, nonchè della qualità e quantità delle medesime. Si chiede inoltre di investire risorse nella riqualificazione dei lavoratori, che per due terzi sono donne: da qui la scelta di una data significativa come l’8 marzo, che commemora appunto 129 operaie tessili morte a New York nel 1908 nell’incendio di una fabbrica il cui padrone aveva sprangato le porte a seguito di uno sciopero.

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Pubblicato il 05 Marzo 2005
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