Il testo dell’appello-manifesto per l’astensione
intendiamo promuovere il presente appello tra tutti coloro che rivestono
responsabilità politiche, a qualsiasi livello, senza distinzione alcuna di
partito, schieramento e fede religiosa.
Ci rivolgiamo a tutti per chiedere una assunzione di
responsabilità in previsione di questa impegnativa consultazione referendaria.
Per fare ciò, noi sottoscrittori del presente appello
intendiamo costituire un “comitato
degli amministratori locali di Busto Arsizio e Valle Olona per l’astensionismo
militante al referendum sulla procreazione assistita”.
In tutta Italia si stanno già costituendo diversi comitati spontanei per
sostenere quello che Carlo Casini, Presidente del Movimento per la Vita, ha
definito un “astensionismo militante”: noi “politici” vogliamo fare la nostra
parte e, insieme ad altre categorie sociali, intendiamo concorrere per
costituire anche in ambito locale il Comitato “Scienza e Vita”, che a livello
nazionale si propone di coordinare la campagna referendaria per
l’astensionismo.
Come persone che hanno assunto una responsabilità pubblica, vogliamo
fare anche noi la nostra parte, senza tirarci indietro, esattamente come hanno
fatto alcuni parlamentari di diversi partiti politici.
E’ per questo motivo che proponiamo a tutti gli amministratori locali di
firmare il presente appello.
2004 il Parlamento ha approvato la legge sulla procreazione medicalmente
assistita, dopo anni di riflessione e di approfondimento.
Lo ha fatto consapevolmente, con un’ampia
maggioranza, perché, come ha riconosciuto la Corte Costituzionale (quando ha
dichiarato inammissibile il referendum che chiedeva l’abrogazione totale di
tale legge), la situazione fino a quel momento aveva visto la «produzione» di
decine di migliaia di embrioni crioconservati (il cui futuro è ancora sospeso nel
vuoto); centinaia di donne interessate da pratiche di fecondazione invasive e
pericolose; coppie «esaurite» psicologicamente, fisicamente ed economicamente;
paradossali moltiplicazioni delle figure dei genitori e scioccanti annunci di
clonazione umana.
Il Parlamento ha
fissato delle regole certe, nell’interesse di tutti, anche del concepito, che
per la prima volta è stato riconosciuto soggetto di diritti.
L’approvazione dei
quattro quesiti referendari ammessi dalla Consulta ci farebbe ricadere nella
situazione antecedente l’intervento normativo, ritornando al Far West.
Riteniamo che non recarsi al voto sia la
risposta più responsabile alla sfida referendaria.
La delicatezza
della materia; i valori che chiama in causa; la necessità di distinguere i vari
ed articolati profili del rapporto fra la tecnica, la ricerca ed il rispetto
della dignità di ogni essere umano: tutti questi motivi impongono una scelta e
rendono incongrua e sommaria una semplicistica risposta da «sì» o «no» a
singole parti della legge 40/2004.
Non votare lascia,
invece, aperto un confronto di merito, che sarà favorito dalla valutazione
oggettiva degli effetti delle nuove norme: una valutazione che, in base alla
stessa legge, compete in prima battuta ad un Parlamento che non deve sottrarsi
a tale responsabilità.
Non votando, ci impegniamo a lavorare – con
chiunque voglia aderire alla nostra iniziativa – a fianco dei cittadini per
informarli e per comprendere il merito delle questioni in gioco, rifiutando
posizioni astratte e ideologiche, slogan «terroristici» e senza fondamento; per esempio, ci impegniamo a dare
conto di quanto sostiene la gran parte della comunità scientifica, che
riconosce nella ricerca sulle staminali una terapia certamente più efficace
rispetto a quella delle cellule embrionali.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
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