Sanità lombarda eccellente, ma il futuro?
Un dibattito a Sacconago fra i candidati alle regionali. Temi centrali la spesa e il rapporto fra pubblico e privato
A poco più di quindici giorni dalle elezioni regionali in Lombardia, a Sacconago si parla di sanità. All’incontro di mercoledì sera 16 marzo, organizzato dai Comitati Spontanei di Quartiere, sono intervenuti Giovanni Adamoli e Ovidio di Paolo di Uniti nell’Ulivo, Nuccia Cavalieri dei Comunisti Italiani, Gigi Farioli di Forza Italia, Giovanni Martina di Rifondazione Comunista e Luciana Ruffinelli della Lega Nord.
A interrogarli sui loro programmi un’”istituzione” del sistema sanitario bustocco, la dottoressa Anna Orrù, ora in pensione ma attiva nel Centro Tutela del Malato dell’Ospedale di Busto.
«In questi ultimi anni – ha esordito Orrù – è aumentata l’offerta, ma a volte senza tener conto della reale domanda, senza una seria programmazione. Questo ha portato a un accreditamento di molte strutture sia private che pubbliche e aumento della spesa pubblica, oltre all’introduzione del ticket».
I temi con cui si sono dovuti confrontare i candidati sono stati il controllo la spesa, la possibilità di una programmazione basata sul reale bisogno e il legame fra quantità e qualità delle prestazioni. Tutti d’accordo sulla premessa che la sanità lombarda è buona, non sono mancate però le divergenze, soprattutto sul futuro.
«Per coprire il deficit – ha spiegato Cavalieri – sono state introdotte l’addizionale Irpef e i ticket. Aumentano le strutture private a danno dell’interesse dei cittadini, ma a favore di logiche economiche. Sono diminuiti i servizi in alcuni settori come la chirurgia, la pediatria e la psichiatria. Noi vogliamo che si torni a un principio di uguaglianza fra i cittadini con la promozione del settore pubblico e della ricerca. Intendiamo promuovere anche la nascita di nuovi poli a livello regionale perché la Lombardia presenta un’anomalia, con una concentrazione di servizi nell’hinteland milanese, e un deserto nel resto del territorio».
Punta invece sul tema della qualità e degli sprechi Martina. «Non ci sono più pazienti o utenti, ma clienti, affidati nel pubblico a dirigenti generali o manager, e nel privato a amministratori delegati. In Lomabrdia i Noc (Nucleo operativo di controllo) controllano ogni anno a campione il 5 per cento delle prestazioni sanitarie. I dati indicano che su questo 5, il 20 per cento delle prestazioni mediche è fuori norma e questo comporta però per le strutture ospedaliere rimborsi non dovuti. Se si controllasse il 100 per cento, a quanto ammonterebbe lo spreco? La crescita degli accreditamenti ha seguito una logica dell’”andate e moltiplicatevi” e a fronte di questo aumento, la legge 31 del 1997 ha tolto importanza alla prevenzione, concentrandosi invece solo sulle cure».
«La sanità lombarda – ha detto Ruffinelli – ha due problemi, la mancanza di assistenza psicologica del malato e la spesa elevata. Come Lega, non troviamo giusto che la nostra regione debba introdurre Irpef e ticket, e poi contribuire massicciamente al Fondo di Solidarietà Nazionale a cui attingono sempre le solite regioni. Prima deve pensare ai propri malati e poi aiutare gli altri. Noi abbiamo portato avanti molte battaglie in questi anni, come il passaggio in fascia A di alcuni medicinali e l’aumento dei posti letto dal 4 per mille al 4,6. Quello che auspichiamo, anche attraverso il federalismo, è una dislocazione degli ospedali più a contatto con il territorio e soprattutto con il cittadino».
Punta sempre sul tema del privato e del pubblico anche Di Paolo. «23 anni fa la sanità lombarda era davvero eccellente, ma aveva anche un deficit basso. Ora l’aumento degli accreditamenti ai privati ha portato all’aumento della spesa e a una concorrenza sbagliata fra strutture. E’ necessario far cooperare privato e pubblico, valorizzando però quest’ultimo ed eliminando i ticket. E tornare a guardare alle esigenze dei cittadini: i tempi di attesa per le prestazioni continuano ad aumentare, questo non è certo sinonimo di eccellenza».
In un clima abbastanza rilassato fra i candidati, qualche battibecco c’è stato fra Farioli e Adamoli.
«Bisogna fare chiarezza – ha detto il candidato di Forza Italia –. Il privato è importante per garantire migliore qualità ai cittadini e creare competizione, ma all’interno del privato e all’interno del pubblico. Lo scopo è quello di consentire a tutti assistenza indipendentemente dal censo. Abbiamo una classe medica di alta qualità e una buona legge come la 31. Purtroppo non è ancora stata applicata nella sua seconda parte, quella delle Asl, ma la sua scommessa si gioca proprio sulla sua capacità di rendere le Asl competitive. In questi cinque anni si è lavorato molto sulla quantità, ora è necessario monitorare la qualità».
«La nostra sanità era già buona anche prima del 1970 e dell’istituzione della regione – ha detto Adiamoli -, e questo si deve all’alta cultura medica e al senso civico. Ma questa maggioranza sta massimizzando queste virtù, o le sottovaluta?. L’accreditamento risponde a una logica di richieste fatte a casaccio e non c’è parità fra pubblico e privato, perchè il primo deve rispondere a tutte le esigenze, mentre il secondo può scegliersi quelle con più profitto. Quello che serve è aumentare la quota di Pil per la sanità , che è ora solo del 6 per cento e lavorare per monitorare e migliorare l’appropiatezza delle prestazioni».
Sulla situazione della nostra zona, tutti d’accordo nel bocciare l’idea di un accorpamento degli ospedali di Busto e Gallarate e perplessità anche sulla trasformazione della struttura di Saronno in fondazione. Da Farioli è arrivata però un proposta provocatoria. «Creare, partendo dalle strutture pubbliche e private di Busto e zona, una fondazione a Busto».
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