Travaglio e Gomez superstar da Boragno

I due giornalisti, accolti da un pubblico numeroso ed attento, hanno presentato il libro "Regime"

Marco Travaglio (foto): un nome, un sigillo di qualità del giornalismo italiano. Per accoglierlo insieme a Peter Gomez de "L’Espresso", un folto pubblico ha atteso pazientemente per oltre un’ora presso la Galleria Boragno a Busto Arsizio. Ma nemmeno gli incidenti e gli ingorghi dell’Autolaghi che hanno bloccato Travaglio e Gomez hanno fiaccato un pubblico evidentemente desideroso di una boccata d’aria fresca nel clima stantio di questi anni.

Travaglio e Gomez hanno presentato il loro libro "Regime", un lucido, documentato, spietato atto d’accusa nei confronti del sistema politico-mediatico dell’era Berlusconi. Vi si descrive infatti l’efficientissimo sistema di censura ed epurazione che ha eliminato dal panorama televisivo italiano i migliori giornalisti, conduttori e comici (di destra come di sinistra), quelli più indipendenti, mordaci, vocati all’indagine critica e al confronto.

«Il nostro libro è una storia sulla censura e su come stiamo imparando a conviverci» ha detto Travaglio. I casi che hanno portato i due autori a parlare di "regime" per descrivere il sistema berlusconiano sono quelli, emblematici, di Enzo Biagi, Santoro, Luttazzi, ma anche Massimo Fini, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi... l’elenco è lungo. Tutti accomunati dall’epurazione subita «non in quanto "di sinistra", ma in quanto "non allineati", indipendenti, bravi e preparati: e guardacaso sono spariti tutti quelli che hanno parlato di Marcello Dell’Utri e delle sue pendenze giudiziarie». Travaglio, a dimostrazione della sua equanimità, è stato esplicito nell’accusare la sinistra non meno della destra per essersi adeguata al clima del regime e a quelle che definisce «menzogne», tanto da arrivare a credere che in fondo un Santoro «se l’è cercata» perchè «è fazioso». «Dunque Santoro, che, pur essendo di sinistra, sotto il governo D’Alema contestava la guerra alla Jugoslavia, è fazioso?» Per Travaglio è l’esatto contrario. «Fazioso non è chi ha idee ed è coerente nel difenderle, ma chi le adegua alla convenienza del momento, attaccando sempre e comunque i "nemici" e difendendo sempre e comunque amici e padrini. Il regime è questo: faziosità elevata a regola e sistema, e assenza di voci alternative. Il tutto mentre la sinistra si ostina a guardare storto chi parla di regime e di censura». La gravità della situazione è esemplificata dal comportamento della Rai, lesta a "tagliare" di colpo  programmi appena avviati, ufficialmente nel timore di ricevere denunce, in pratica per pressioni dall’alto (vedi caso Raiot-Guzzanti).

Esemplare il caso di Massimo Fini, cui Raidue aveva affidato un programma notturno, "Cyrano", di colpo cancellato prima ancora della messa in onda della prima puntata. Fini registrò il colloquio in cui il direttore di Raidue Marano gli riferiva che dall’alto un veto aveva bloccato il programma; il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Petruccioli (del centrosinistra!, ndr) non permise che la cassetta venisse ascoltata dai commissari, e concluse la relazione sull’accaduto in modo pilatesco, ritenendo indimostrabile che il programma fosse stato "tagliato" su pressioni dall’alto… «Il responsabile del siluramento di Fini sarebbe stato Antonio Socci, che con il suo "Excalibur" è riuscito nell’impresa di realizzare uno share inferiore a quello del monoscopio – che l’Auditel valuta al 4%…» ha commentato Peter Gomez.

Gomez ha quindi messo in luce come i "voti fluttuanti" catturati dalla televisione non siano più del 6% dell’elettorato italiano, 2.700.000 votanti che hanno un’importanza decisiva vista la profonda polarizzazione e stabilità del voto in Italia. Chi controlla le tv ha dunque la vittoria in pugno; e Berlusconi, ne controlla sempre da quattro (sotto l’Ulivo, che si è ben guardato dal fare qualcosa per fermarlo) a cinque (oggi) su sei. Le critiche di Gomez (e di Travaglio) si sono infine appuntate anche su quella che, in apparenza, sembra un’oasi di piena libertà: "Ballarò", la trasmissione del martedì sera su Raitre. «Giovanni Floris si limita a fare, sia pure con indubbia bravura, il "vigile del traffico", passando il microfono agli ospiti: non è giornalismo questo. Giornalismo è avere opinioni, controbattere, intervenire; è David Letterman che ospita il presidente Bush e come prima domanda gli chiede conto di quando sniffava coca da ragazzo. Da noi a un Gianfranco Miccichè (coinvolto in passato in una vicenda di droga, ndr) nessun giornalista si è mai azzardato a chiedere niente del genere. Perché?»

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Pubblicato il 17 Marzo 2005
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