I numeri ritardatari….nemici della salute

Lunedì 18 aprile si svolge l'incontro "Cosa c'è in gioco: la coscienza necessaria". Esperti svizzeri e italiani spiegano le caratteristiche del gioco patologico

In Italia crollano i consumi. I soldi scarseggiano e le famiglie fanno economia. C’è, però, un settore che non  conosce crisi, anzi. Si tratta del gioco d’azzardo, quel vasto settore che attira le persone con la falsa chimera della vincita facile. E più il messaggio è immediato e accattivante più si fanno danni a volte irreparabili. Sono ancora vivi nella memoria gli episodi di suicidio in seguito alla dilapidazione di un patrimonio dietro al 53 sulla ruota di Venezia.
Il gioco non è in sé un demone da sconfiggere, purchè preso a piccole e ragionevoli dosi. Può essere uno sfogo, un passatempo gradevole, un tentativo di "facilitare" la fortuna.
Quando, però, l’ansia della giocata prende il sopravvento, non lascia tregua e diventa spasmodica, allora il fenomeno diventa "patologico", cioè siamo in presenza di una malattia che va diagnosticata e curata adeguatamente.
La percezione sociale è ancora limitata, tant’è che non esiste una normativa adeguata in merito come, invece, avviene nella vicina Svizzera, dove i paletti sono stati posti dal legislatore.

Oggi, nel nostro paese, la percentuale di popolazione affetta da gioco patologico è dell’1%. Una stima statistica che non fotografa, però, la reale situazione dove il sommerso è molto più drammatico. «Siamo ancora alla fase della crescita di un senso critico popolare – spiega la dottoressa Daniela Capitanucci, presidente di AND  Azzardo e Nuove Dipendenze, nonchè psicologa – Il gioco viene vissuto come "un vizio" da tenere nascosto, da subire in famiglia. Invece ci sono possibilità di guarire, di essere aiutati. E credo che l’importante sia raggiungere i famigliari che spesso non sanno come comportarsi».

Assume, quindi, un’importanza fondamentale l’incontro in programma il prossimo 18 aprile alle ore 20.30 dal titolo "Cosa c’è in gioco: la coscienza necessaria". L’incontro, che si svolgerà presso la sala Montini dell’istituto varesino De Filippi in via Brambilla, è organizzato dall’Associazione culturale "Giuseppe Lazzati" e dall’Associazione Città Aperta, con la consulenza scientifica dell’Associazione AND – Azzardo e Nuove Dipendenze.

Relatori della serata saranno gli svizzeri Tazio Carvelaro, specialista in psichiatria e psicoterapia e Annamaria Sani, psicologa, responsabile della concezione sociale del casinò di Lugano, oltre alla presidente dell’AND Daniela Capitanucci.

L’intento delle due associazioni è quella di avviare un discorso culturale a rete che affronti costruttivamente le problematiche sul tappeto: «Abbiamo invitato anche istituzioni e politici – spiega Simone De Clementi, direttore dell’Associazione "Giuseppe Lazzati" – perchè vogliamo sollecitare attenzione su un fenomeno dilagante nella nostra società. Le occasioni da gioco sono in crescita, l’usura è in forte aumento anche e, forse, soprattutto a causa dei debiti di gioco. Lo scorso anno le giocate al lotto sono aumentate del 42%, quelle del bingo del 27% mentre le lotterie, con il "Gratta e Vinci" su tutti, del 163%. Nel nostro paese non abbiamo una legislazione adeguata e, inoltre, siamo bombardati da una comunicazione fuorviante come quella dei: "numeri ritardatari", una definizione che non ha nessuna valenza scientifica ed è stata creata ad arte per invogliare a giocare di più».

Diventare consapevoli è il primo passo verso la guarigione. Ma oggi nessuno lo sa.

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Pubblicato il 14 Aprile 2005
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