L’Aids uccide ancora. Varese città ad alto rischio
La nostra provincia è seconda solo a Rimini per numero di contagi. E in futuro la situazione potrebbe degenerare

Vent’anni fa Varese era tra le città con il più alto numero di contagi di Aids. Oggi, questo tragico primato persiste.
Sono cambiati i tempi, la medicina sta facendo passi da gigante nella cura del virus Hiv, la rete di assistenza ha affinato la tecnica. Eppure Varese è ancora tra le città più colpite dalla piaga del ventesimo secolo: con i suoi 7 casi su 100.000 abitanti è seconda solo a Rimini che guida la classifica con 8 casi, mentre i casi di Milano sono 5,4.
Rispetto agli anni della "grande paura" la contrazione di contagi c’è stata ( negli anni ’80-’90 i casi erano 11 su 100.000) ma non in modo considerevole.
«Le persone ammalate che arrivano in ospedale – afferma il dottor Rizzardini, primario di infettivologia dell’ospedale di Busto Arsizio – sono spesso in condizioni pietose. Arrivano per farsi curare una polmonite e poi, in reparto, si capisce la reale causa della malattia. Si è abbassata la guardia. Manca un’informazione capillare e una sensibilizzazione maggiore tra le categorie a rischio che, ormai, sono tante».
Un tempo "gli untori" erano soprattutto tossicodipendenti tra i quali il virus si diffuse rapidamente a causa dell’abitudine di scambiarsi le sirighe. L’epidemia, però, avvenne a causa dei rapporti sessuali non protetti: dalle due comunità dei tossicodipendenti e degli omosessuali si diffuse in tutta la società. Oggi, negli anni 2000, il contagio avviene soprattutto con i rapporti eterosessuali tra persone assolutamente diverse per età, cultura, ricchezza: «L’Aids si diffonde come una qualsiasi malattia sessuale – commenta il dottor Vincenzo Marino, direttore del Dipartimento delle Dipendenze dell’Asl varesina – non è un caso che si assista anche ad una recrudescenza della sifilide. Nelle comunità dei tossicodipendenti il contagio ormai è in netto calo e questo grazie alle tante precauzioni che questi soggetti sono abituati ad assumere. Ma la malattia continua a galoppare e l’evoluzione per i prossimi anni dipenderà dalla consapevolezza dei rischi che si corrono».
Tornerà l’incubo Aids? Probabilmente no perchè oggi la ricerca ha fatto passi da gigante e il virus si può combattere efficacemente: «Ma non è vero che non si muore più – sottolinea Rizzardini – Le vittime sono decisamente meno rispetto al passato. L’Aids continua ad uccidere, soprattutto quelle persone che, inconsapevoli di aver contratto la malattia, lasciano che questa si sviluppi senza correre ai ripari e quando giungono in ospedale è ormai troppo tardi».
Il dottor Rizzardini auspica una maggiore campagna di informazione soprattutto nelle scuole e nei luoghi di aggregazione giovanili: «Lunedì prossimo sarò in un liceo di Luino, invitato a parlare ai ragazzi dei rischi legati alle malattie trasmesse sessualmente. Era da tempo, però, che non mi capitava di rivolgermi direttamente agli studenti. Iniziative come queste andrebbero moltiplicate».
L’Asl della nostra provincia da tempo ha ben presente la situazione d’emergenza: «Grazie all’opera capillare fatta nei Sert – spiega il dottor Marino – siamo riusciti a creare una cultura della prevenzione nei tossicodipendenti. Ora stiamo per lanciare un nuovo servizio, un Centro malattie a trasmissione sessuale che vedrà riuniti in maniera coordinata i servizi attualmente svolti dal "C.a.s.a." e dal Dipartimento della Prevenzione. Con l’ausilio di un microbiologo che coordinerà le attività e la presenza di un infettivologo cercheremo di dare risposte più numerose e articolate al territorio».
Intano, però, nei reparti infettivi di Busto e di Varese si continua a soffrire e a morire, a causa di un nemico che si ritiene erroneamente sotto controllo.
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