Whirlpool, esplode la rabbia dei lavoratori
L'incertezza per il futuro preoccupa i dipendenti della multinazionale. Molti sono convinti che la ditta chiuderà definitivamente
E domani? La fonte di maggiore preoccupazione per i lavoratori della Whirlpool è l’incertezza per il futuro. Tutti sono convinti che i mille licenziamenti annunciati dalla direzione siano solo l’inizio di un piano generale che porterà alla chiusura totale e definitiva della ditta in provincia di Varese.
«La vacca è munta, ora se ne vanno» sentenzia Walter, uno dei “ grandi vecchi”. Cinquantun anni, trentasette dei quali passati a Cassinetta, al magazzino. Ignis, Ire, Philips, Whirlpool: Walter ha visto tutti i cambi di proprietà, ha vissuto le stagioni delle grandi lotte, ma la crisi di oggi è una prova durissima anche per lui. «Mi mancano tre anni per andare in pensione, se perdo il posto ora chi mi assume alla mia età?» si sfoga amaramente. Un’altra della “vecchia guardia” è la signora Elisa, da quasi quarant’anni in azienda, reparto plastica, sempre in prima linea nelle battaglie dei lavoratori. «Ho cominciato con gli scioperi e finisco con gli scioperi» prova a scherzarci sopra, prima di tornare subito seria: «La direzione ha sempre nascosto tutto, fino a settimana scorsa assumevano e adesso mandano a casa mille lavoratori, è una vergogna» tuona Elisa. Mimmo invece, militante della Fiom-Cgil, si preoccupa per i giovani: «Io sono vicino alla pensione, ma le nuove generazioni che fanno?»
Eccole, le nuove generazioni. Luana ha lasciato un posto sicuro in una pasticceria di Gemonio per venire in Whirlpool, reparto frigoriferi, poco più di un anno fa. «Ho fatto tanti sacrifici per farmi assumere a tempo indeterminato e quando finalmente ho ottenuto un contratto sicuro è arrivata questa mazzata». Lo stesso discorso vale per Desirè, in azienda da tre anni: «Come le pago le bollette adesso?» si chiede sconsolata davanti ai cancelli della fabbrica.
Ma quella che sta peggio è la generazione di mezzo, lontana dalla pensione ma già vecchia per un mercato del lavoro che prima ti prosciuga poi ti lascia a spasso senza alcuna pietà. Barbara, sigaretta in bocca e bandiera della Cisl in mano, è divorziata con due figli a carico ed un mutuo da pagare: «Tre anni fa mi hanno licenziata dall’Embraco, ho fatto un anno in cassa integrazione prima di essere assunta in Whirlpool ed ora sono punto e a capo; mancano le garanzie». Christian invece ha 28 anni e da dieci lavora nello stabilimento di Cassinetta, nel magazzino. Testa rasata e bandiera del “Che” annodata in vita, è una delle nuove leve della Fiom, pronte a raccogliere il testimone dalla “vecchia guardia” dell’autunno caldo. Christian si piazza davanti ai cancelli deciso a non far passare nessuno, il turno del pomeriggio non deve entrare. «Scioperiamo per i diritti di tutti, tutti devono stare fuori».
Per capire cosa rappresenti un’azienda come la Whirlpool per il territorio basta ascoltare le parole di Rino, da 25 anni impiegato al magazzino: «Ci sono 3.500 dipendenti solo nella ditta, ai quali bisogna aggiungerne altrettanti se non di più che lavorano nell’indotto. Ci sono intere famiglie che lavorano alla Whirpool o nelle fabbriche collegate, questo piano di licenziamenti creerà dei contraccolpi sociali devastanti».
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