Diritti e lavoro, patto d’acciaio tra Cgil e Unia sui frontalieri

Rinnovato l’accordo di collaborazione transfrontaliera tra la Camera del Lavoro e il principale sindacato svizzero

Sono come un esercito in movimento, che “invadono” ogni giorno la vicina Svizzera, portando oltre confine mano d’opera, conoscenza e lavoro. I frontalieri costituiscono una risorsa importante per l’economia di confine ed è per questo motivo che l’unione fra i sindacati dei due paesi, Italia e Svizzera, è importante per far progredire i diritti dei lavoratori dei due Stati. In termini pratici questa condivisione si traduce in informazioni per i lavoratori sui contratti collettivi di lavoro che si applicano in Svizzera, sulla scelta previdenziale, e su quella rete di consulenze che garantiscono sicurezza a chi lavora in uno stato straniero.

Questo in sintesi il senso dell’accordo maturato tra la Cgil e l’Unia, «un accordo che in realtà rappresenta il frutto di una collaborazione che dura da 10 anni – ha commentato la segretaria provinciale della Cgil di Varese Ivana Brunato  e che oggi, con questo protocollo, mira a consolidare la collaborazione per ampliare il servizio sindacale di consulenza sociale per i lavoratori forontalieri».
Il fenomeno del frontalierato, che riguarda in tutto 35 mila lavoratori nelle sole tre province insubriche, Vco , Varese Como, è in aumento. Per questo motivo una più stretta collaborazione tra le parti sindacali italiane e Svizzere – ma anche Slovene, Austriache, Francesi – costituisce un punto di forza per la protezione dei diritti dei lavoratori. Il concetto è stato ribadito anche da Claudio Pozzetti, responsabile nazionale della Cgil in materia di frontalieri, che ha annunciato la realizzazione di un importante convegno sul lavoro transfrontaliero previsto per il prossimo autunno e che si terrà proprio al confine tra Italia e Svizzera.

All’incontro con la stampa erano presenti anche i rappresentanti sindacali di Unia – il sindacato svizzero frutto della fusione fra Flmo, SEI, e FCTA e che rappresenta 200.000 lavoratori in tutta la Confederazione – Gabriele Milani (nella foto) , per il Sottoceneri e il segretario regionale Saverio Lurati.

I sindacalisti svizzeri hanno parlato del complesso di problemi che riguardano il lavoro nell’area insubrica e del fenomeno del lavoro di confine come un fenomeno flessibile e in continuo mutamento. «Non escludiamo che in futuro, oltre ad aumentare il numero dei lavoratori italiani che si recano in svizzera a lavorare, aumenti anche l’apporto di lavoro Ticinese sull’area a ridosso del confine, come già oggi avviene per alcune categorie di lavoratori –hanno spiegato i sindacalisti svizzeri».
Attualmente, infatti, sono circa 650 i frontalieri svizzeri che si recano in Italia; si tratta di lavoratori che si assestano su professioni particolari e che operano nel campo della consulenza e dell’istruzione.

Un’altra questione trattata è quella dei lavoratori “distaccati”, vale a dire gli impiegati di aziende italiane che si recano per un periodo in Svizzera, o ai lavoratori autonomi, non soggetti ad alcuna disciplina (nella foto Saverio Lurati, di Unia). Diverse, insomma, sono le sfide che il sindacato deve raccogliere nei prossimi sul lavoro frontaliero, anche alla luce dell’entrata in vigore degli accordi bilaterali tra Italia e Svizzera, e in particolare in relazione a quello che si riferisce alla libera circolazione delle persone. Il tutto alla luce del prossimo quesito referendario che chiamerà alle urne i cittadini svizzeri, il 25 settembre. In questa sede verrà chiesto se si intendono ampliare le norme sulla libera circolazione delle persone anche ai dieci nuovi paesi aderenti all’Ue.

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Pubblicato il 11 Maggio 2005
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